8 Agosto 2016

Un tipo di sani principi

Svetlana Panič

Filologa, traduttrice, è ricercatrice presso l’Istituto Solženicyn “Casa dell’Emigrazione russa”, Mosca.

All’inizio degli anni ‘70 un’équipe medica di ricercatori ricevette una prestigiosa onorificenza di Stato, e a buon diritto, per una scoperta che avrebbe alleviato notevolmente la vita a molti pazienti. Fu premiata tutta l’équipe tranne un professore in scienze mediche, mettiamo si chiamasse Kuz’kin, di cui si sapeva che si permetteva di criticare i congressi del Partito e che non guardava nella direzione in cui era tenuto a guardare tutto il popolo sovietico.
L’équipe, come prescriveva l’etichetta, ringraziò Partito e governo, rise alle loro spalle a sazietà nei corridoi, ma il premio se lo prese. Tutti, ancora una volta, tranne uno: un ricercatore capo, di nome, mettiamo, Zjuzjukin, il quale dichiarò pubblicamente che per solidarietà con Kuz’kin avrebbe rifiutato l’onorificenza.
Tutta la clinica, e con lei il comitato di Partito, si misero in agitazione, perché era accaduto qualcosa di inaudito.
– Cos’è quest’uomo per lei? Un amico? O un parente? – cercava di indagare il segretario di Partito interrogando Zjuzjukin, il cui profilo morale non aveva mai fatto sospettare a nessuno che fosse capace di gesti disinteressati.
– No, – rispose onestamente Zjuzjukin.
– Ma che combina, allora? Non ci pensa proprio alla sua reputazione? Ma non capisce che…? – chiese perplesso il segretario.
– Sa, – lo interruppe Zjuzjukin, – della reputazione me ne frego. La cosa a cui più tengo al mondo è stare in pace. E quindi, voglio bere vodka e andare a donne con la coscienza pulita.