7 Dicembre 2016

Il quieto riverbero del buon senso

Svetlana Panič

Filologa, traduttrice, è ricercatrice presso l’Istituto Solženicyn “Casa dell’Emigrazione russa”, Mosca.

Penso che persone pacate, riservate, riflessive come S. Averincev, M. Trofimova, N. Trauberg, V. Chalizev, V. Grichin (ciascuno ha la sua «nuvola») abbiano inferto al totalitarismo un colpo non minore di quello che gli hanno inferto i combattenti a viso scoperto. E forse è stato un colpo ancora più essenziale.
Con la parola, il lavoro, l’atteggiamento, l’intonazione, le abitudini hanno demolito l’apparente solidità del mondo sovietico; ne hanno scosso i principi fondamentali. Hanno insensibilmente ma inesorabilmente cambiato il suo «brodo di coltura», l’aria.
A mio avviso la loro esperienza contiene una possibile risposta alla domanda «cosa possiamo fare oggi».
Non si batte il fanatismo arrabbiato «degli altri» con un fanatismo arrabbiato «idealmente nostro». La stupidità è sorda alle critiche ma arretra davanti al quieto riverbero del buon senso.