29 Gennaio 2016

L’altro non è una minaccia

Svetlana Panič

Filologa, traduttrice, è ricercatrice presso l’Istituto Solženicyn “Casa dell’Emigrazione russa”, Mosca.

Gli avvenimenti degli ultimi mesi, la guerra e le discussioni in merito hanno provocato in molti di noi una cosa assai strana: ci stiamo disabituando, e a una velocità pazzesca, a pensare agli altri senza sospetto, senza considerare con circospezione la minaccia che l’altro può potenzialmente rappresentare. Una minaccia non necessariamente fisica ma psicologica, legata alle idee, la «minaccia della presenza». Penso che il risultato forse più tremendo e insormontabile della guerra, la guerra in corso non solo in una certa zona ma nei cervelli, e che si annida in persone che vivono nei posti più diversi, sia la strisciante convinzione che si può stare con gli altri solo quando sappiamo come difendercene. Sta nascendo l’uso della menzogna come schermo difensivo, e poi facilmente scambiamo questa menzogna per verità nel rapporto con gli altri. Con loro si può fare solo così, «À la guerre comme à la guerre». Probabilmente, le «dimostrazioni contro la guerra», l’azione di pace non globale ma quotidiana e inosservata, inizia quando cerchiamo ad ogni costo la verità, non solo dei fatti ma una verità più grande, quella che ci dà la forza di guardare l’altro senza lo scudo del pregiudizio. Conoscendomi, so quant’è difficile ma senza questo, mi sembra, non vinceremo mai la guerra.