12 Aprile 2016

Che brutta abitudine giudicare gli altri

Svetlana Panič

Filologa, traduttrice, è ricercatrice presso l’Istituto Solženicyn “Casa dell’Emigrazione russa”, Mosca.

La settimana scorsa, per vilissimo pragmatismo, ho compiuto una bassezza: per poter godere di un servizio bancario di cui avevo necessità, ho sottoscritto che contraevo volontariamente una polizza assicurativa che invece mi «accollavano» per forza, pur sapendo che avevo il diritto di non accettare. Certamente avrei potuto rifiutare la polizza, che era del tutto innocua a parte il fatto che me la imponevano, ma così non avrei goduto di un servizio che mi era davvero necessario. In ogni caso, prima di firmare ho fatto un po’ di resistenza, cercando di spiegare alla signorina della banca che siamo avviluppati in una rete di bugie collettive; la signorina ha assentito con simpatia, abbiamo sospirato assieme con triste consapevolezza, però poi ho firmato e così facendo, di sicuro, ho moltiplicato il tasso di menzogna che riempie lo spazio circostante.

Se io, facendo memoria di questa bassezza e di molte altre da me compiute, mi permetterò il lusso di ergermi a giudice dei compromessi altrui, non sarà più una semplice bassezza ma una porcheria che ha nome «due pesi e due misure». La proibizione di «scagliare pietre» non si spiega con l’innocenza del possibile bersaglio, ma con la sincerità verso noi stessi.