14 Maggio 2020

Siamo tutti sovietici ovvero il fascino universale dell’ideologia

Svetlana Panič

Filologa, traduttrice, è ricercatrice presso l’Istituto Solženicyn “Casa dell’Emigrazione russa”, Mosca.

Guardando un po’ nella rete mi sono convinta che l’uomo sovietico ovunque abiti – a Mosca, Urjupinsk, Berlino o altrove – si distingue per la veemenza con cui è capace di odiare.

Chiunque per motivi contingenti si trovi al centro di un caso mediatico – che sia conservatore, liberale, oscurantista, libero pensatore, difensore dei diritti, offensore dei diritti – l’uomo sovietico trova prontamente una ragione per sospettarlo o coprirlo d’infamia per il solo fatto che esiste.

Hanno liberato Golunov [il giornalista d’opposizione arrestato per «spaccio di droga» – ndr]: vuol dire che si sono fatti comprare, bastardi. I dimostranti le hanno prese alla marcia di protesta: è colpa loro, non bisogna protestare in quel modo. Non le hanno prese: vuol dire che sono pappa e ciccia con la polizia. Difendi Dmitriev: perché solo lui? e poi le questioni di sesso sono problematiche. Non difendi nessuno pubblicamente: che vergogna, sei un vero cittadino di Mordor…

Discutere, discorrere con questa gente non ha alcun senso; l’uomo sovietico è perennemente impegnato in riunioni di partito con smascheramento, e le riunioni di partito, com’è noto, non sono il luogo per le conversazioni e i dibattiti. Qualsiasi slogan o anche stendardo si trasforma nelle sue mani in un vessillo rosso sangue con l’asta trasformabile in un’arma di guerra.

Ora è sempre più evidente che per opporci alle «reincarnazioni» storiche arricchite delle tecnologie più avanzate, bisogna che spremiamo fuori da noi stessi giorno dopo giorno, goccia a goccia lo spirito sovietico, quello spirito sospettoso e al tempo stesso indifferente, puntiglioso, spietato, da ultimo della classe orgoglioso di esserlo che della matematica ha imparato solo due operazioni: dividere e sottrarre; e che divide il mondo tra «noi» e «loro», per poi dividere anche «noi» e fare la guerra agli «ex noi». Quello spirito sovietico che sbraita per non ascoltare, che combatte per la giusta causa con la schiuma alla bocca.

Lo vedo in me stessa: è molto, molto difficile; ma senza questa «operazione» invece dei draghi abbattuti vedremo dei borgomastri con teste e comportamenti draconiani.

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