5 Settembre 2016

Tu sei un bene per me

Svetlana Panič

Filologa, traduttrice, è ricercatrice presso l’Istituto Solženicyn “Casa dell’Emigrazione russa”, Mosca.

Penso che le sconfitte nel calcio, la tragedia in Carelia [in giugno 14 bambini di un campo estivo sono morti annegati durante un’escursione], le vie di Mosca sottosopra, gli asmatici (e non solo) che asfissiano per la polvere, gli anziani che superano a stento il percorso ad ostacoli delle strade moscovite, l’assenza dei medicinali più indispensabili nelle farmacie, siano fenomeni di diversa portata che nascono però da una stessa radice. Quando l’idea nazionale diventa la vittoria, la vittoria ovunque e in ogni cosa, a qualunque costo, la società è destinata a nutrirsi di sconfitte. Scommettere sulla forza porta inevitabilmente al disonore. La storia riscritta con tanti errori, senza l’ombra di una riflessione, senza una lacrima, torna a dire la sua.

Se ogni giorno ci porta cattive notizie, se il cerchio si stringe irrimediabilmente, mi sembra, scusate, che l’apologia della distanza, del confine, dell’autonomia che ci siamo coltivati nei tempi grassi sia un lusso che non possiamo più permetterci. Ci siamo distinti nell’arte dell’isolamento, ma ora è più importante imparare a sostenerci l’un l’altro, pur senza cancellare le differenze, ad avere bisogno l’uno dell’altro e a non vergognarci di parlare della «nostalgia dell’altro». Talvolta per far questo ci vogliono più audacia e più forza che per costruire un muro e sorvegliare le frontiere.