19 Maggio 2016

Qui non si fa credito

Svetlana Panič

Filologa, traduttrice, è ricercatrice presso l’Istituto Solženicyn “Casa dell’Emigrazione russa”, Mosca.

Una volta, presa da un attacco di neofitismo acuto, aggravato dalla lettura di libri sicuramente ottimi, scritti da persone sicuramente degne che giustificavano appieno le proprie parole, sono andata da un sacerdote e ho sentenziato, col tono di quella che è «pronta a soffrire per tutti, al suono dell’organo!» (a patto, però, che ci fosse assolutamente l’organo!):
«Oh, come vorrei amare tutti!».
Al che il sacerdote, che era intelligente e onesto, mi ha detto: «Bene, per cominciare provi ad amarne uno solo. Ma per davvero. Magari fino a sacrificare per lui…».
«La vita?» ho chiesto subito io.
«Macché, non esageriamo, ad esempio un cioccolatino, o un’ora di tempo libero. O magari arrivi ad esporsi per difenderlo, rischiando la propria reputazione. Quanto ad amare tutti, vedrà Dio il da farsi. È un dono suo, e deciderà lui quando e in che forma darlo».
Più intensa è l’esperienza, più affascinanti sono le persone che la vivono, e più si è tentati di imitarle.
Ma qui sta, appunto, la questione: qualsiasi esperienza alta richiede un prezzo personale talmente caro che è impossibile cavarsela con «altra valuta», o ripeterla «a credito». Si può solo ereditarla seguendo le stesse orme con passo goffo, e pagare quello che sarà richiesto unicamente a noi. Magari, sarà il famoso cioccolatino, ma nessuno al di fuori di noi potrà donarlo.
Nell’aldilà non mi sarà chiesto «Perché non sei stata Mosè?».
Ma mi chiederanno: «Perché non sei stata Zusja?», il poverissimo Rabbi di Annopol, maestro di gioia.