11 Marzo 2020

I nostri giovani, chi lo direbbe?…

Svetlana Panič

Filologa, traduttrice, è ricercatrice presso l’Istituto Solženicyn “Casa dell’Emigrazione russa”, Mosca.

Questa l’ho appena sentita.
Nella stazione metro Serpuchovskaja arrivano due – come avrebbe detto mia nonna – giovani fanciulle. Con loro un ragazzotto con l’aria alternativa.
«Ormai siamo in ritardo per la prima lezione – dice con soddisfazione il ragazzotto: – fa niente, vado al bar a leggere Brodskij».
«Io invece farò un po’ di copiaincolla per la tesina» confida il suo programma una fanciulla.
«Quale, quella di storia?».
«Sì. Tanto mica la legge. Per cui io non me la caccio troppo, non sto neanche a riscrivere, faccio copiaincolla».
«Io invece la scrivo proprio – annuncia il ragazzotto, – su Stalin».

Le due fanciulle lo fissano con uno sguardo sinceramente sbalordito e insieme pieno di autentico orrore.

«Ho scelto io. Mio nonno mi ha raccontato tutto su di lui, roba che non assomiglia per niente a quel che ci dicono. Mi ha detto che Stalin era una m…, che ha messo in galera mezzo paese, tutti innocenti; che era amico di Hitler, e che se prima della guerra non avesse messo dentro tutti i generali intelligenti, le perdite sarebbero state infinitamente minori. E poi, dopo la guerra, ha mandato di nuovo in lager tutti quelli che erano caduti prigionieri…».
«Ma tu non hai paura?», chiede con beata noncuranza una delle fanciulle.
«Eh, non me la terranno buona, mi abbasseranno i voti. Magari mi toglieranno la borsa. Però resterò una persona libera, come Brodskij. Mica per niente lo leggo».