25 Febbraio 2016

Finché c’è tempo

Svetlana Panič

Filologa, traduttrice, è ricercatrice presso l’Istituto Solženicyn “Casa dell’Emigrazione russa”, Mosca.

L’ennesimo attacco terroristico, hanno ucciso una ragazza di 21 anni. La prossima potrebbe essere l’anziana mamma di un mio conoscente. Una mia amica. Quell’altra amica. Il sacerdote che conosco. Un professore mio conoscente. Il prossimo può essere… Basta. Il prossimo può essere ciascuno.
«Vorrei fare più cose, fare in tempo perché domani può essere troppo tardi» mi ha scritto una collega di Kiev. Fare in tempo non solo a terminare l’articolo, a tradurre o a scrivere il libro, ma ad abbracciare, ascoltare, far pace, perdonare, consolare, rispondere alle lettere, bere qualcosa assieme… Ad aver cura l’uno dell’altro. E non solo perché «può essere troppo tardi».
Di questi gesti apparentemente banali, antieroici è fatta la catena della misericordia, che in modo imperscrutabile ma saldo frena il diffondersi del male.
La pallottola, si sa, è stupida. Il tritolo, proprio come gli ordigni che ne sono imbottiti, si distingue anch’esso per la totale mancanza di scrupoli. Non ne sanno niente, loro, delle nostre divisioni in amici e nemici, in circoli e partiti, non distinguono quelli a cui stringiamo la mano da quelli cui non la stringiamo. Non ci pensano, loro, a chi stimiamo e a chi invece “giustamente” disprezziamo. Loro colpiscono nel mucchio.
Alla luce di questa evidenza, come appaiono meschini e banali le nostre pretese, le denunce, i giudizi e i rimproveri, tutte le inimicizie e le offese dissimulate o scoperte, spicciole o meno spicciole di cui è condita la vita, perché non ci sembri troppo dolce. Si può credere di vedere le cose perfettamente ma, comunque, quello che uno si porta dentro è sempre meno del valore inestimabile che se ne va con lui.
Il male si aspetta che rispondiamo con l’odio e la paura. Ma non sa che pesci pigliare quando si trova davanti premura, magnanimità e benevolenza. Dunque abbiamo uno strumento. E del tempo, ancora.