7 Settembre 2020

Il tassista scopre che siamo uomini

Svetlana Panič

Filologa, traduttrice, è ricercatrice presso l’Istituto Solženicyn “Casa dell’Emigrazione russa”, Mosca.

Tra gli interlocutori che più mi ispirano, ci sono i tassisti. Stavolta mi è capitato un tipo robusto che si esprime con proprietà. Abbiamo mondanamente criticato il sindaco di Mosca Sobjanin («Non sa neanche lui quel che vuole»), abbiamo biasimato l’umanità ingrata, che a sua volta non brilla per grande capacità di discernere ciò che desidera, per poi passare alle persone più vicine a noi.

Il mio interlocutore abita a Malachovka, cittadina in provincia di Mosca. Prima stava a Mar’ino, popoloso quartiere-dormitorio in periferia, ma lì, a sua detta, «non si può vivere. Se incontri uno slavo nel giro di un’ora puoi dirti fortunato, perché lì son tutti cinesi, vietnamiti, kirghisi e tagiki. A Malachovka invece è una meraviglia. Abbiamo i boschi vicini, un tiglio nel cortile…».

– Ma neanche lì…, come dire…, sono tutti slavi, – osservo, cercando di dissimulare l’ironia.
– Certo, – concorda lui, – è pieno di ebrei, ce n’è un’intera diaspora. Ma non mi danno fastidio, io con quelli non mi immischio …
– Mi spiace deluderla, ma ne ha davanti una. Io sono ebrea.

Cala il silenzio.

– Beh, io non ho niente contro il suo popolo, – tenta di giustificarsi. – Anch’io avevo una nonna ebrea. Gli ebrei sono… i-i-intelligenti…
– Ce ne sono di vario tipo, – specifico io. – Come in qualsiasi altro popolo. Ogni popolo ha le sue persone per bene e i suoi mascalzoni. Anche se ci sono stati tempi in cui la presenza degli ebrei ha dato molto fastidio ai loro vicini, tanto fastidio che li hanno sgozzati, bruciati vivi…
– È crudele la nostra storia, – mi interrompe lui. – Tutti, ad esempio, hanno paura dei ceceni, dicono che sono sanguinari, ma quando ero sotto le armi è stato un ceceno a salvarmi. Però questi qui… Se si tratta di un bielorusso, un ucraino, un tataro, passi, ma non mi parli dei cinesi e dei tagiki…
– E se un giorno qualcuno di loro la salvasse per la seconda volta? – chiedo, – Potrebbe darsi no?

Altra pausa.

-No… – scuote la testa in segno di diniego, tace, ma poi sembra ripensarci. – E perché no? Siamo abituati a parlare sempre di «noi e loro», «noi e loro», ma forse è più semplice: noi, uomini. E il Covid ha colpito tutti, non chiede il passaporto, come Dio fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Mi sono ammalato anch’io, mi hanno dato l’ossigeno, e so perfettamente che questa malattia non l’hanno inventata né gli ebrei, né gli americani. Tutti soffrono, quindi tutti insieme dobbiamo… Ecco, i bielorussi ad esempio sono in gamba… Guardi, la faccio scendere qui così è più vicina. Comunque siamo tutti uomini, non solo nazionalità…