19 Luglio 2016

Disinnescare l’odio

Vladimir Zelinskij

Sacerdote ortodosso (Esarcato russo del Patriarcato di Costantinopoli), è filosofo, teologo e traduttore. Dal 1991 vive in Italia, ha insegnato lingua e civiltà russa all’Università cattolica di Brescia e di Milano.

La folla festosa radunata sulla Promenade des Anglais di Nizza non poteva neppure immaginare di essere portatrice di tanti simboli ostili. Non sapeva nemmeno di apparire solo come un pezzo di quel mondo corrotto, spudorato, fortunato, libero, liberale e, soprattutto, infedele (e se qualcuno tra loro fosse stato fedele, l’Altissimo lo avrebbe poi individuato e preso con sé); di quel mondo palesemente condannato e destinato alla distruzione. Loro, come tutti noi, non avevano, agli occhi dell’esecutore della volontà del Profeta, né corpo, né nome, né destino, perché tutto ciò era avvolto dalla nera nube della colpa collettiva, da cui non si salvano neanche i bambini (i bambini cresceranno e diventeranno ancora peggiori!).
Come gli ebrei, i nemici della rivoluzione, i kulaki, i nemici del popolo per le dittature del secolo scorso, portatori di cariche negative. Cosa si può fare, dunque, di questi esecutori? È impossibile, per quante videocamere si installino, fermare una persona sola, nella cui mano appare improvvisamente un coltello, una bomba, una pietra, il volante di un’auto o una bomboletta di gas letale. Perché in ogni guerra entra in gioco almeno l’istinto di autoconservazione, mentre qui succede tutto il contrario, e per di più ci sono anche le vergini che ti aspettano in Paradiso.
L’unica via, ancorché poco sicura, è quella di cercare in qualche modo di togliere la carica negativa a questi simboli. Di mettere in qualche modo al posto giusto l’obbedienza alla volontà dell’Altissimo e l’atteggiamento verso il prossimo, con il suo respiro, il suo sguardo, la sua voce. Questo lavoro, difficile e meticoloso, farebbe bene, naturalmente, a tutte le religioni. Anche alla nostra, così buona e ricca di grazia.