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Quella volta che Gianni Rodari…

Gianni Rodari, che come tutti sanno era comunista, una volta venne a Mosca a visitare il Palazzo dei Pionieri sulle colline di Lenin. Avevo dodici anni e partecipavo alle attività del circolo letterario in quel Palazzo. Ci eravamo preparati all’incontro, ad alcuni bambini avevano insegnato a dire qualche frase in italiano. I giovani poeti dovevano leggergli i loro componimenti, molti si erano impappinati per l’emozione. Ai bambini che gli avevano dato il benvenuto in italiano, Rodari aveva risposto in italiano ma, a parte le parole mandate a memoria, quelli non ne sapevano altre.

Poi aveva cominciato a fare domande ai bambini. Ad esempio: «I vostri genitori vi danno la paghetta ogni giorno o una volta al mese?». I bambini si erano girati a guardare l’educatrice, ma neanche lei sapeva cosa dire. Rodari aveva proseguito: «Io ai miei figli la do una volta al mese, così ci pensano loro a gestirsela». Pure a tutte le altre domande i bambini e gli educatori non sapevano cosa rispondere.
Poi salimmo sul palco. Io lessi le mie poesiole, e a Rodari piacquero tanto che si slanciò verso di me a braccia aperte come per abbracciarmi e baciarmi. Ma a me nessuno aveva detto cosa avrei dovuto fare in un simile frangente. Così scappai dal palcoscenico. E lui dietro. Alla fine riuscì ad abbracciarmi e baciarmi. Persone così non ne avevamo mai viste, e neanche sapevamo che ce ne fossero. Mentre gesticolava gli si staccò perfino un bottone dalla giacca, e volò in sala. Conservo ancora il suo Cipollino, con tanto di autografo.