19 Marzo 2019

Discesa agli inferi

Giacomo Foni

Perché il dolore e la sofferenza? Che senso ha la morte? Perché il male nel mondo? Padre Georgij Čistjakov, morto nel 2007 e impegnato per tutti i quattordici anni del suo sacerdozio con i bambini affetti da malattie terminali, ha testimoniato con la sua vita che a salvare l’uomo dal potere distruttivo del male non è una teodicea, ma la compagnia vivente di Cristo.

La religione è l’oppio dei popoli diceva Marx, è una consolante illusione. L’uomo avverte tutta la fragilità della propria condizione, ribadiva Feuerbach, e cerca perciò salvezza in un essere supremo che lui stesso provvede a creare; un raffinato fantoccio chiamato dio, in cui astrae e sublima tutta la potenza dei propri desideri e delle proprie speranze, e a cui assegna tutte le caratteristiche della divinità. Per non accettare la sua condizione di orfano, si crea un padre fittizio.

Parole che scandalizzerebbero e indignerebbero molti buoni cristiani, ma non padre Georgij Čistjakov. Lui infatti sapeva bene che Marx, Feuerbach e tutta la loro progenie di dissacratori avevano parzialmente ragione. Sapeva bene (l’aveva toccato con mano) che quando il cristiano è duramente colpito dalla vita, quando il dolore, la morte e la malattia presentano il loro conto, può rifugiarsi nella fede come in un narcotico, una via di fuga che attenui la durezza della condizione presente. Sapeva che molti cristiani non adorano il Cristo vivente, ma un’immagine forgiata da loro stessi secondo le varie esigenze, un idolo feuerbachiano; e che quando la vita li prostra, come uomini dai piedi di sabbia, vacillano.

Non si può fare concreta esperienza di Dio e della sua Resurrezione se si scappa dal proprio dolore e da quello degli altri; se non si ha il coraggio, o meglio l’umiltà, la disponibilità di lasciare che Lui scenda nei nostri inferi, e di scendere a nostra volta con Lui in quelli degli altri. Descendit ad inferos. Come viene detto nel Simbolo apostolico; come nell’icona della Pasqua. In questo si è concentrato tutto il ministero sacerdotale di padre Čistjakov.

Georgij Čistjakov (1953-2007) diventa sacerdote relativamente tardi, all’età di quarant’anni. Esperto di antichità classica (laureato in Storia e Letteratura greca con una tesi su Pausania), storico e filologo, si era dedicato fino a quel momento alla carriera accademica, insegnando greco e latino all’Università Linguistica, e successivamente storia del cristianesimo, storia della cultura, pensiero biblico e teologico. Già vicino alla Chiesa per tradizione familiare e figlio spirituale di padre Aleksandr Men’, inizia a frequentare nel 1992 la chiesa dei Santi Cosma a Damiano a Mosca; qui, la spinta al sacerdozio presente in lui fin dalla giovane età, si concretizza. Ordinato nel 1993, oltre al servizio in parrocchia gli viene affidata la chiesa dell’Intercessione della Vergine presso un grande ospedale pediatrico, dove celebra la liturgia ogni sabato: una chiesetta semplice, spoglia, dove anche l’iconostasi è fatta con le icone dipinte dagli stessi pazienti dell’ospedale. È tra i bambini malati in fase terminale che la sua fede sincera ma ancora ingenua si scontra crudamente col mistero tremendo del dolore innocente: «La morte lo colpiva molto, lo colpivano le malattie incurabili dei bambini – ricorda il figlio. – Nei primi tempi, quando tornava a casa ripeteva: “È insopportabile”, “Non ce la faccio”, “Non è possibile”. (…) Specialmente all’inizio, si lamentava con gli altri sacerdoti della difficoltà di questa situazione. E qualcuno dei preti più esperti gli diceva: “Abbi pazienza, sopporta, col tempo imparerai a prendere le cose con maggior distacco, a non reagire in modo così brusco”».

Tuttavia, il distacco non è una risposta sufficiente; sulle orme di Cristo, padre Georgij apprende sempre più l’empatia, la familiarità con il dolore dell’altro: vi si immerge in misura sempre maggiore, sta vicino ai bambini sofferenti, alle loro madri, a tutte le persone che incontra nel suo ministero, diviene per loro un compagno di strada, fa sentir loro la compagnia di Cristo. Il significato concreto della morte e della resurrezione, della Croce spogliata di ogni teoria, di ogni orpello teologico, gli si fa sempre più chiaro. «Andavo solo poche volte all’ospedale – ricorda l’amico Viktor Aromštam, – stare lì per me era penoso: l’atmosfera pesante, i bambini malati di tumore… non era uno spettacolo per tutti. Ma ciò che mi impressionava era che padre Georgij era sempre lieto. (…) Quando andava a predicare nella chiesa di Cosma e Damiano, poteva raccontare cose come “ieri è morta una ragazza bellissima, di 17 anni”. Con tutto ciò, restava una persona sorprendentemente felice».


La chiesa dell’Intercessione della Vergine presso l’ospedale pediatrico RDKB di Mosca (foto P. Smertin).

La compassione nei confronti dei parrocchiani si esprimeva anche quando esercitava il sacramento della confessione. Varie testimonianze riportano come egli sapesse comprendere e consolare i fedeli che si rivolgevano a lui, richiamandoli nello stesso tempo all’essenziale. Bambini, donne, anziani: si accostava loro con molta tenerezza. Si arrabbiava invece quando riducevano la confessione a un semplice elenco di mancanze formali, del tipo «ho mangiato questo durante la quaresima»: conosciamo, al riguardo, l’aneddoto raccontato dall’amico Viktor, a cui padre Čistjakov, sbottando dopo una giornata passata a confessare, grida letteralmente: «Vitja, sono stufo di sapere cos’ha mangiato la gente a colazione!».

Quasi a condividere fino all’ultimo il destino dei ragazzi che ha sempre accompagnato, padre Georgij si ammala di glioblastoma, un tumore incurabile al cervello, che lo prostra progressivamente, fino a paralizzargli tutto il lato sinistro del corpo. Muore nel giugno del 2007, all’età di 54 anni, dopo quattordici anni di sacerdozio, consumati letteralmente sulla Croce.

Da buon discepolo di padre Aleksandr Men’, ha sempre accostato all’impegno pastorale un’intensa attività intellettuale. L’ordinazione sacerdotale, che da una parte lo ha privato della possibilità di approfondire certi argomenti di studio («alcune sue idee avrebbero potuto essere sviluppate in seri articoli scientifici, addirittura in monografie – ricorda il figlio, – ma mancavano il tempo e le forze»), ha paradossalmente potenziato la sua vitalità e vivacità di pensiero. Anche da prete, fino a quando la malattia glielo ha consentito, padre Čistjakov ha continuato a scrivere, pubblicare, tenere lezioni accademiche in Russia e all’estero. A testimonianza della sua fecondità, c’è la Opera Omnia in 4 volumi, pubblicata nel 2016 e presentata anche presso il Centro Culturale Pokrovskie Vorota.
Particolarmente pregnanti le pagine dettate dalla sua esperienza più forte, quella dell’incontro col dolore, a cui dedica Discesa agli inferi, un capitolo di Riflessioni con il Vangelo in mano, uno dei suoi libri più conosciuti.

[1 – seconda parte]

Giacomo Foni

Ricercatore e traduttore presso la Fondazione Russia Cristiana, vincitore nel 2015 del premio Russia-Italia attraverso i secoli per la traduzione di Lettere ai Nemici del filosofo Nikolaj Berdjaev. Fra i suoi interessi la letteratura e la cultura filosofica russa, la storia della Chiesa, i problemi legati ai rapporti religiosi tra Oriente e Occidente.

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