4 Aprile 2016

Stalin come illusione

Vladimir Zelinskij

Lo Stalin che tanti sognano oggi è un grande bluff. Il suo carattere personale disumano era semplicemente al servizio del vero Potere, costituito dall’unione di ideologia, partito e masse. Che ora non esistono più; resta solo il guscio vuoto del mito.

Che siano in molti, non solo singoli ma paesi interi, a soffrire di nostalgia è sotto gli occhi di tutti. Se la nostalgia è in forma leggera può essere anche salutare, poiché come farebbe a preservarsi un popolo che non abbia una memoria tenace di sé? Ma quando la nostalgia si associa a febbre e delirio può produrre amnesia e richiede l’ospedalizzazione. L’amnesia non si manifesta nel fatto che gli accesi patrioti di un paese che è finito hanno dimenticato gli omicidi, le torture e i lager, – perché questi lager sono sempre lì, semplicemente hanno imparato a ficcarli nel buio scantinato della coscienza – no, la smemoratezza con punte di delirio si manifesta nel fatto che tutta la gloria e la potenza, il sangue e la fuliggine del passato vengono attribuiti a un’unica persona. Il cielo stesso sulle nostre teste è oscurato dal suo nome. Il punto di discussione è solo quanti ne ha ammazzati e quanto ha costruito, se abbia rovinato la Russia o abbia difeso la Patria [1], quella stessa dove tutti tremavano e che faceva spavento a tutti all’intorno. La passione ha bisogno di un’immagine, ed ecco che l’immagine salta fuori! E occupa di sé – con una nera aura o un nimbo dorato – le menti analitiche, le pagine dei giornali, i duelli televisivi, lo spazio virtuale. E con la sua onnipresenza crea un’illusione ottica, come se un’epoca intera si condensasse in un’unica persona, sia pure importante e in vista.

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Vladimir Zelinskij

Sacerdote ortodosso (Esarcato russo del Patriarcato di Costantinopoli), è filosofo, teologo e traduttore. Dal 1991 vive in Italia, ha insegnato lingua e civiltà russa all’Università cattolica di Brescia e di Milano.

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