4 Settembre 2019

Tamkevičius: il cardinale venuto dal GULag

Paolo Polesana

Era stato uno dei protagonisti della resistenza lituana al totalitarismo sovietico, aveva fondato il bollettino d’informazione più longevo del samizdat: padre Sigitas Tamkevičius è stato nominato cardinale. Il lager e le sanzioni amministrative non lo avevano mai fermato. Testimone di una fede umile e indomabile.

Fra i prelati che Sua Santità creerà cardinali nel prossimo concistoro ci sarà mons. Sigitas Tamkevičius, l’arcivescovo emerito di Kaunas. L’ambasciatore lituano presso la Santa Sede, Petras Zapolskas, ha commentato la notizia dicendo che la nomina a cardinale «rappresenta al contempo il riconoscimento di meriti personali ed un tributo alla storia della Lituania» e che l’arcivescovo «è probabilmente il miglior riflesso della storia lituana nel suo clero». Anche il presidente Gitanas Nausėda ha menzionato la sua determinazione durante l’occupazione sovietica nella lotta per la libertà di parola e di coscienza religiosa.

Con papa Francesco in visita al Museo delle Occupazioni e Lotte per la libertà a Vilnius.

Mons. Tamkevičius ha raccontato il suo stupore nell’apprendere la notizia della nomina: «È una onorificenza altissima. Potevo aspettarmi tutto dalla vita tranne che questo. Papa Francesco è proprio capace di fare scherzi! Credo non si tratti di un riconoscimento al mio servizio, ma un riconoscimento a tutti coloro che hanno portato la croce per la libertà, per la Lituania, per la Chiesa».

Quest’uomo anziano dagli occhi vispi aveva accompagnato il papa nella toccante visita alle prigioni del KGB di Vilnius durante il viaggio apostolico nei paesi baltici del settembre scorso. In una di queste prigioni oggi è allestito un memoriale alle persecuzioni dei credenti con le foto di vescovi, sacerdoti e credenti lì detenuti a motivo della fede. Fece perciò molta impressione vederlo entrare con il volto lieto assieme al pontefice nella cella che ospita anche la sua foto: infatti monsignor Tamkevičius era stato condannato ai lavori forzati nel 1983.

Nella cella in cui ha trascorso diversi anni (Museo delle Occupazioni e Lotte per la libertà).

Il vescovo ha così ricordato quel momento: «Penso che la nostra visita abbia lasciato una profonda impressione. Ho visto con quale intensità il papa si è raccolto in preghiera nella cella in cui furono rinchiusi il beato Teofilo Matulionis e il vescovo Pranciškus Ramanauskas». Il papa ha menzionato varie volte durante quel viaggio apostolico l’esperienza delle persecuzioni inferte al popolo lituano negli anni cupi della dominazione sovietica, indicando nella testimonianza di molti credenti un antidoto alla pigrizia spirituale che oggi minaccia di impoverire la fede. «Penso che il papa – ha commentato Tamkevičius – abbia reso omaggio a tutti coloro che nei tempi sovietici portarono croci pesanti. La mia croce, paragonata ad altre, è molto piccola. Alcuni hanno vissuto in lager per venti o trent’anni; a me, invece, ne diedero solo dieci e scontai solo la metà della pena, dato che fui liberato quando cominciò a cambiare il panorama politico».

Al di là del numero di anni scontati, molti credenti hanno portato la croce della persecuzione leggendovi il segno di una misteriosa vocazione: per questo la Chiesa lituana nel periodo sovietico è stata anche una Chiesa di martiri e testimoni della fede, di cui Sigitas Tamkevičius è un importante esempio. Fu sua l’iniziativa di pubblicare clandestinamente sul modello di altre riviste del samizdat un bollettino sulla testimonianza della Chiesa lituana perseguitata. Nacque così la «Cronaca della Chiesa cattolica lituana», della quale Tamkevičius fu redattore dal 1972 fino all’arresto nel 1983. La sua condanna, tuttavia, non fermò le pubblicazioni, tanto che tre anni dopo l’arresto sulla Cronaca poté comparire una lettera del reverendo Tamkevičius scritta dal GULag:

«Il 6 maggio è ricorso il terzo anniversario della mia reclusione. In questi anni mi sono abbastanza assuefatto alla nuova vita, per quanto si dica che è impossibile abituarsi alla privazione della libertà.
Tutta la giornata è governata dal suono del campanello, che ci ordina di alzarci, di coricarci, di lavorare o di riposare. Ma questo campanello per me è la voce del Signore: io vado dove Lui mi ordina, e il mio cuore è in pace perché so che il Signore è sempre con me, anche nei momenti in cui mi dimentico della sua prossimità.

La vita alla presenza di Dio porta pace, gioia e benedizione: che sia a letto o mi alzi, che lavori o riposi, che stia bene o soffra per qualche acciacco, mi accompagna la certezza che il Padre Celeste è con me, mi ama e non permette che neppure un capello del mio capo venga toccato senza il suo consenso.

La gente si tormenta e si preoccupa perché si carica sulle spalle tutto il peso dei suoi guai e delle sue tribolazioni, e si fida troppo poco del Signore. Invece bisogna fare tutto quel che si può, e rimettere al Signore quanto si è impossibilitati a fare, senza crucciarsi. Sarà Lui a sistemare ogni cosa.

Un tempo potevo presentare all’altare di Dio i bisogni dei vivi e dei morti, predicavo e amministravo i sacramenti. Adesso invece svolgo lavori manuali per la maggior parte del tempo. Ma non è certo una tragedia: nella vita c’è una sola tragedia, non riconoscere Dio o allontanarsene a causa del peccato.

La cosa più necessaria nella vita è probabilmente la pazienza, il saper accettare serenamente ciò che capita, sopportandolo e offrendolo al Signore. Allora non c’è fatica o inconveniente che spaventi. Infatti Cristo ha lavorato duramente per anni e anni, consacrando così il nostro lavoro e le nostre preoccupazioni. In prigione si vorrebbe che il tempo passasse più in fretta.

Chiedo al Signore di imparare a desiderare innanzitutto che questo tempo non passi invano, senza significato, ma sia utile a me e agli altri, cui ho dedicato la vita.

Quindi offro ogni giorno a Dio la mia reclusione, le preoccupazioni per i miei cari, la stanchezza, gli acciacchi, tutto quel che posso offrire affinché nostro Signore sia più amato, e la gente possa aver parte al bene e alla vita eterna»

Paolo Polesana

Dopo la laurea all’università statale di Milano, ha conseguito il dottorato in fisica a Como e ha lavorato nei laboratori laser dell’università di Vilnius (Lituania). Ora è sacerdote diocesano a Bergamo e insegna religione alle scuole superiori. Da diversi anni collabora con l’Associazione Russia Cristiana.

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