8 Ottobre 2018

La Pasqua e l’inaccettabile divisione

Andrej Bloom

Nel 1996 Mosca interruppe la comunione eucaristica con Costantinopoli a causa della Chiesa ortodossa estone che chiedeva l’autocefalia da Mosca. Allora il metropolita Antonij di Surož, nel sermone pasquale, richiamò il suo patriarca al dovere dell’unità.

Desidero aggiungere alcune parole a braccio, mi rivolgo in particolare al patriarca Aleksij.
Santità! Monsignore! Mi rivolgo a Lei come al venerabile capo della nostra Chiesa e come a un vecchio amico, perché Lei non ha mai respinto la mia amicizia. Per la prima volta in tutta la mia vita, per la prima volta nella vita di molti, abbiamo celebrato la Pasqua esultando per la vittoria di Dio e al tempo stesso piangendo su noi stessi e sulla nostra indegnità umana. Qualche settimana prima di Pasqua è avvenuta una terribile, dolorosa frattura fra due Chiese: quella russa e quella di Costantinopoli, ed è stata interrotta la comunione sacramentale. Proprio oggi, mentre sentiamo le parole del canto liturgico «Irradiamo gioia per questa festa, abbracciamoci gli uni gli altri, chiamiamo fratelli anche coloro che ci odiano, perdoniamo tutto per la resurrezione»,[1] viene da dire: «Padre santo, libera i tuoi fedeli e i fedeli del Patriarca ecumenico dal terribile fardello della separazione là dove essa, sostanzialmente, non può esistere». In Russia questo non si avverte, ma da noi ci sono delle parrocchie in cui si trovano riuniti fedeli e sacerdoti del patriarcato di Mosca e di quello di Costantinopoli. A Oxford, grazie agli sforzi congiunti delle due comunità, è stata fondata una chiesa che è stata consacrata da tre vescovi: Atenagora per il patriarcato ecumenico, io per il patriarcato di Mosca, e Lavrentij per la Chiesa serba. Tutti e tre abbiamo firmato l’antiminsion[2] e abbiamo dato vita a questa chiesa e a questa unità. Da quasi cinquant’anni tutti noi stiamo lottando per creare qui, in terra straniera, un’unica Chiesa ortodossa dove non vi sia divisione fra nazionalità e lingue: una Chiesa multilinguistica e multietnica, che sia ortodossa fino in fondo e che nulla possa dividere. Ma ecco che ora, a Oxford e in qualche altra parrocchia della nostra diocesi dove i sacerdoti appartengono alle due giurisdizioni, questi non possono più celebrare la Pasqua insieme. Che orrore, Santità! Abbia compassione non solo dei sacerdoti ma anche del popolo!

So che Costantinopoli ha agito in modo scorretto, che ha interferito più volte nella vita della Chiesa russa e in quella di altre Chiese, ma questa vicenda va risolta insieme. Pregheremo perché ciò avvenga. Ora chiedo a Lei, Santità, di dirimere la questione come è detto nel Vangelo: se due fratelli hanno qualcosa in sospeso, ne parlino fra loro; se non basta, ne parlino in presenza di due o tre testimoni; e solo allora, dopo essersi dati il tempo di pentirsi, potranno forse ricorrere a rimedi estremi (Cfr. Mt 18, 15-17). Non però a provvedimenti in base ai quali ci si allontana reciprocamente dal Calice del Signore. Ci unisca, monsignore, lei può farlo! Allora la Pasqua di Cristo vincerà sul male, sulla discordia e sulla menzogna che, ahimè, continuano a esistere sia nella Chiesa ortodossa che nel mondo cristiano. Faccia il possibile, Santità, affinché siamo uniti non solo dallo spirito, non solo dall’amore, non solo dal dolore sincero, ma affinché riveliamo questa unità a tutto il mondo: a quello ortodosso in primis, ma anche a quello eterodosso, così da poter dire: Sì, Cristo ha vinto la discordia, noi siamo uniti, nessuno può dividerci perché Dio è uno, la fede è una, la Chiesa è una. Così sia!

NOTE
[1] . V. Liturgia orientale della Settimana Santa, testi tradotti e presentati a cura di M. Gallo, Città Nuova, Roma 1974, p. 222.
[2] Rettangolo di stoffa in cui è cucita la reliquia di un martire, senza il quale non si può celebrare la Divina Liturgia. L’antiminsion deve essere consacrato e firmato da uno o più vescovi.

Andrej Bloom

Antonij (1914-2003), metropoolita di Surož (al secolo Andrej Bloom), esarca per l’Europa occidentale del Patriarcato di Mosca, guidò in particolare la Chiesa ortodossa russa in Gran Bretagna e Irlanda. Pastore e teologo fra i più autorevoli del XX secolo, autore di pubblicazioni apprezzate in tutto il mondo.

 

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