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Riscrivere la storia

Riscrivere Sandarmoch è il titolo di un interessante reportage di Anna Jarovaja, da cui prendiamo spunto per considerare come si affronta oggi in Russia il tema della memoria storica. L’accento sull’orgoglio nazionale prevale sui fatti.

Sono mesi di particolare agitazione in Carelia. Al centro della bufera è il memoriale delle fosse comuni di Sandarmoch, un sito di dieci ettari a circa 200 km da Petrozavodsk, dove riposano i resti di circa 9.000 vittime del grande terrore staliniano; sito scoperto dallo storico di Memorial Jurij Dmitriev nel 1997 . Da due anni a questa parte ombre minacciose si stanno allungando sopra questo luogo. (…)
In seguito a teorie revisioniste che si stanno facendo largo, nell’agosto di quest’anno sono state organizzate spedizioni di scavo per verificare se a Sandarmoch non ci siano invece i resti dei soldati dell’Armata Rossa morti nella Seconda guerra mondiale. (…)
Tutto questo fa temere che lo Stato stia cercando il pretesto per trasformare il sito memoriale, oggi luogo di dolore e di vergogna, in una gloria nazionale, un monumento agli eroi della patria e che, per questo, cerchi di eliminare gli ostacoli che si oppongono al suo progetto. Del resto, ciò sembra combaciare con una politica globale di «ripensamento» storico in atto da tempo in tutto il paese. (…)
«Questa storia – ha dichiarato lo storico Anatolij Razumov, – puzza di sovietico. Con Katyn’ il potere ha provato a scaricare le colpe sui tedeschi, fino a quando non sono state presentate le prove della sua colpevolezza al Processo di Norimberga; a Bykovnja, vicino a Kiev, ha detto che c’era un lager tedesco, che erano stati loro; anche a Kuropaty, vicino a Minsk hanno provato ad addossare tutto ai tedeschi. E ora Sandarmoch...». (…)
Le preoccupazioni attorno al destino di Sandarmoch non sembrano infondate. Vedremo che sviluppi avrà la vicenda, i rischi di una «trasformazione» di Sandarmoch sono concreti, così come è concreto il rischio che la memoria diventi «neo-storia»; magari non adesso – ci sono ancora persone che piangono amici e parenti sepolti nel folto di un bosco della Carelia, – ma tra una o due generazioni, quando il legame di sangue sarà molto più labile, e le persone saranno pronte a dimenticare.

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