31 Marzo 2016

Santa Maria di Parigi

Adriano Dell’Asta

Il 31 marzo 1945, nel lager nazista di Ravensbrück moriva, offrendosi per la camera a gas, madre Maria. Poetessa, ex-rivoluzionaria, monaca, oggi è santa Maria di Parigi, e intercede per la Russia e l’Europa.

Ci sono due modi di vivere: camminare in modo del tutto regolare e rispettabile sulla terraferma, e quindi misurare e prevedere. Ma si può anche camminare sulle acque. Allora non si può misurare e prevedere, bisogna solo credere continuamente. Un istante di incredulità e si comincia ad affondare. (Madre Maria)

Elizaveta Pilenko era nata nel 1891 a Riga, in una famiglia di origini nobili e con relazioni altolocate; la giovane Elizaveta avrà la possibilità di conoscere personalmente i nomi più belli della cultura del tempo. In particolare frequenterà gli ambienti poetici, verso i quali la attraeva una precoce vocazione, diventerà, tra l’altro, amica di Blok.

A sinistra, Elizaveta da giovane. A destra, con N. Berdjaev.

Presto però la tranquillità e i sogni dell’infanzia finiscono: c’è un primo matrimonio, con Dmitrij Kuz’min Karavaev (un avvocato marxista con un debole per l’alcool, dal quale si separa nel giro di tre anni e che poi, cambiata radicalmente vita, diventerà sacerdote cattolico); poi c’è una relazione con un uomo rimasto sconosciuto dal quale ha una figlia (Gajana, che a soli 23 anni, nel 1936, morirà di tifo); poi vengono la guerra e la rivoluzione, l’impegno con il partito dei socialisti rivoluzionari che la porta a ricoprire persino la carica di sindaco (e sarà così la prima donna nella storia russa a svolgere un simile ruolo); poi viene l’arresto (da parte dei bianchi che l’accusano di aver collaborato coi bolscevichi) e il secondo matrimonio, con Daniil Skobcov, un membro del tribunale che doveva giudicarla, dal quale avrà poi due figli, Jurij e Anastasija. Ma nel frattempo la vittoria definitiva dei bolscevichi costringe Elizaveta e la sua famiglia all’emigrazione: saranno anni di stenti e di sofferenze.
Nel 1926, a Parigi, a soli quattro anni, Anastasija muore di meningite; per la madre è un dolore tremendo, ma ancora una volta c’è un’intuizione a darle respiro: che i casi della vita, anche i più tragici, sono un dono misterioso offerto alla nostra libertà.

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Adriano Dell’Asta

È docente di lingua e letteratura russa presso l’Università Cattolica. Accademico della Classe di Slavistica della Biblioteca Ambrosiana, è vicepresidente della Fondazione Russia Cristiana.

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