16 Ottobre 2023

Naval’nyj: la solidarietà non è un optional

Redazione

Nelle prigioni russe esiste la «cella di isolamento punitivo», dove il detenuto non può ricevere visite, telefonare, avere prodotti alimentari o indumenti propri, ricevere pacchi né corrispondenza. Per legge al massimo il detenuto può restarvi 15 giorni, ma c’è chi oggi vi resta continuativamente. Che un detenuto ne difenda un altro è un grande segno di solidarietà. La lettera di Aleksej Naval’nyj.

Se la prenderà con me per questo post il detenuto politico Gorinov.

Ma lui, da uomo forte, non ne parlerebbe mai e io mi sento in parte responsabile della sua condizione. Infatti i miei numerosi post sarcastici sulla cella di isolamento punitivo (ŠIZO), dove ormai dimoro stabilmente, ha in un certo senso normalizzato questa punizione, rendendo prassi quotidiana il fatto di rinchiudervi il prigioniero politico.
Probabilmente è per questo che quando Gorinov è stato messo per la seconda volta nella ŠIZO della mia prima colonia penale, l’IK-2 Pokrov, nessuno ci ha fatto caso.

Ma questo fatto non si può ignorare: Gorinov ha 62 anni, gli manca parte di un polmone, è disabile e dovrebbe essere nella cosiddetta «baracca degli invalidi». Per motivi di salute non dovrebbe essere nella ŠIZO e non capisco come l’ufficiale medico del carcere abbia accettato di lasciar mettere un disabile in cella di rigore.

Naval’nyj: la solidarietà non è un optional

Aleksej Gorinov in carcere in attesa della sentenza della corte di cassazione. (SOTA)

Non sono mai stato nella ŠIZO dell’IK-2, ma sono stato molte volte nella baracca dove si trovano queste celle.

È un edificio fatiscente, umido e freddo come una tomba. La colonia si trova letteralmente nel mezzo di un’enorme palude; dunque oltre all’umidità, ci sono orde di zanzare che rimangono quasi tutto l’anno (tempo fa ho pubblicato un post dedicato).

Ma il freddo è la cosa peggiore. Ognuno di voi almeno una volta avrà patito il freddo, magari a lungo: cinque ore, otto ore, tutta la notte, tre giorni durante un’escursione. Ma vi assicuro che non avete mai provato il freddo che si prova stando nella ŠIZO.

Nella vita normale può capitare di soffrire il freddo, ma la cosa si risolve facilmente facendo un bagno caldo, indossando calze di lana, andando in un ambiente riscaldato, in metropolitana ad esempio, se a casa e al lavoro fa freddo. E, soprattutto, si risolve se si ha la possibilità di bere una bevanda calda e consumare un pasto decente: mangiare qualcosa di grasso, dall’olio nell’insalata alla carne o al burro sul pane, e questo grasso ipercalorico aiuta a sopportare e sopravvivere al freddo.

Nelle celle di isolamento ŠIZO non è possibile fare nulla di tutto questo. Lì ti danno persino una divisa speciale fredda, perché non sia mai che tu riesca in qualche modo a scaldarti.

Il rancio della prigione di Pokrov è mostruoso, non è consentito alcun altro tipo di alimento; neanche il tè si può bere oltre alla mezza tazza consentita insieme alla sbobba. Secondo le regole, nelle celle ŠIZO dovrebbe esserci l’acqua calda, ma questa regola viene violata ovunque. Io non ce l’ho ora, e nemmeno Gorinov.

La solidarietà non è un optional

La colonia penale IK-2 di Pokrov si trova a pochi km dal centro della città. (76.ru)

Alla temperatura di 14-17 gradi (non sembra un gran gelo, vero?) si muore di freddo in quattro giorni, fino al midollo, e si sogna ad occhi aperti di stare vicino ad un termosifone caldo e abbracciarlo.

Ora immaginate come può reggere tutto questo un invalido di 62 anni a cui manca un pezzo di polmone; non è che lo stanno torturando, lo stanno uccidendo. Come altro chiamare questa detenzione? Quale altro potrebbe essere lo scopo di tenere un uomo tranquillo e intelligente come Gorinov in cella di isolamento punitivo?

Il caso Gorinov è uno dei più scandalosi. L’ho verificato molte volte. Persino un putiniano, o anche un fervente sostenitore della guerra rimane inorridito quando gli dici: «Un consigliere comunale di 62 anni durante una riunione ha detto: “Che ne dite di non organizzare la festa del quartiere visto che c’è una guerra in corso?”. Per questo è stato messo dentro per sette anni».

Non dobbiamo abituarci al sadismo del sistema. Quando accadono queste cose dovremmo mostrare una normale solidarietà umana condividendo, raccontando e postando queste informazioni.

Mettendole a disposizione di milioni di persone e ricordando costantemente a questi milioni il sadismo di quei vampiri carcerari.
Sappiamo tutti che nessuno è al sicuro dalla miseria e dalla prigione, e lo sperimentiamo su di noi. Ma qualcuno ne deve parlare.
P.S. Ho appena saputo che Vladimir Kara-Murza, con la salute compromessa che ha dopo due avvelenamenti, è stato messo in una cella di isolamento punitivo subito dopo l’arrivo nella colonia di Omsk.


(Foto di apertura: myslo.ru)

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