21 Maggio 2000

Roginskij un anno dopo

Redazione

«Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per Lui».
(Lc 20,38)

È passato più di un anno dalla morte di Arsenij Roginskij. Il 30 marzo era il suo compleanno. Quando Arsenij è mancato, il poeta Lev Rubinštejn ha colto nel segno scrivendo che la sua morte ha lasciato molti orfani. A provare questo senso di orfanezza e di vuoto sono state le persone più diverse: familiari, colleghi di «Memorial», storici, esponenti del movimento per i diritti umani, insegnanti, giornalisti, politici, studiosi, poeti, artisti, gente di destra e di sinistra, detenuti e anche qualche uomo dell’apparato, russi e persone di altri paesi.

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