25 Febbraio 2016

Accuse a Wałęsa: lui incassa e rilancia

Angelo Bonaguro

L’Istituto polacco della Memoria Nazionale ha presentato il contenuto di alcuni fascicoli che proverebbero che l’ex-leader di Solidarność ha collaborato con la polizia politica comunista.

Nei paesi dell’ex-blocco orientale ogni tanto riemergono fascicoli raccolti o prodotti dalle polizie politiche. Invece che fornire materiale per un dibattito storico serio, al fine di comprendere l’intreccio velenoso tra debolezze personali, pressioni e capacità di ricatto del regime, vengono utilizzati a scopi «politici» per colpire o screditare figure di spicco che hanno contribuito a traghettare il proprio paese – spesso con difficoltà – dal totalitarismo comunista alla democrazia.
In questi giorni è toccato a Lech Wałęsa di finire nel mirino, all’epoca leader del sindacato indipendente polacco Solidarność, e successivamente presidente della repubblica dal 1990 al 1995.
Nel dicembre 1970 fu uno dei leader degli scioperi nei cantieri navali di Danzica scoppiati in seguito al forte aumento dei prezzi dei generi di prima necessità, e partecipò anche alle trattative tra gli operai e il nuovo segretario del Partito, Gierek. Il 19 dicembre fu fermato dalla polizia e poté ritornare a casa solo alcuni giorni dopo, mentre la moglie dava alla luce il primogenito Bogdan.

Il 16 febbraio scorso su disposizione del procuratore incaricato presso l’Istituto per la Memoria Nazionale (IPN) sono stati sequestrati materiali d’archivio attribuiti a Wałęsa e conservati dalla vedova dell’ultimo ministro degli interni comunista Kiszczak, morto nel novembre 2015. I materiali riguardano soprattutto il fascicolo personale (183 pp.) e il fascicolo operativo (576 pp.) dell’informatore «Bolek», pseudonimo collegato a Wałęsa, e coprono gli anni 1970-76.
In questi giorni l’IPN ha messo a disposizione dei media parte dei fascicoli.

Il primo rapporto datato 19 dicembre 1970 e firmato dal capitano Graczyk è un resoconto delle agitazioni operaie «minuto per minuto» che videro coinvolto anche Wałęsa. Egli avrebbe accettato volontariamente di collaborare con la polizia dieci giorni dopo, in cambio di denaro: «Io sottoscritto Wałęsa Lech, figlio di Bolesław e Feliksa, nato il 1943 a Popowo (Lipno), mi impegno a non rivelare il contenuto delle conversazioni avute con gli agenti dei servizi di sicurezza. Contemporaneamente mi impegno a collaborare con i servizi per smascherare e combattere i nemici della Repubblica popolare. Consegnerò informazioni ritenute attendibili in forma scritta. Mi impegno a non rivelare a nessuno la collaborazione, nemmeno ai miei familiari. Firmerò le informative con lo pseudonimo “Bolek”».

Il fascicolo operativo contiene rapporti, informative e note di servizio stilati dagli ufficiali dopo gli incontri con «Bolek». Molte pagine prima di essere trascritte a macchina sono state redatte a mano, probabilmente da più persone, e solo una perizia potrà accertare quali sono attribuibili a «Bolek».
La prima informativa è datata 4 gennaio 1971, e si riferisce alla situazione nei cantieri navali dopo gli scioperi e gli scontri. L’ufficiale incarica «Bolek» di «raccogliere gli umori delle maestranze, e di riferire immediatamente eventuali iniziative di sciopero o l’intenzione di provocare altri disordini», e di «indicare coloro che hanno appiccato incendi, commesso delitti o saccheggi e che possiedono armi». «Bolek» sottolinea il pessimo umore che circola nei cantieri, la mancanza di un «fronte operaio» e l’ingiusta ripartizione delle gratifiche. Al termine del primo incontro all’hotel Jantar, Graczyk gli consegna la somma di 1000 złoty, equivalente a una mensilità minima.
Fra i materiali più curiosi raccolti dall’informatore c’è la trascrizione di un volantino con un appello ai cittadini, e il testo della Ballata degli operai dei cantieri, rifacimento sull’aria di una canzone in voga all’epoca.
Il 26 gennaio l’informatore relaziona sull’incontro tra i rappresentanti operai e il nuovo primo segretario del Partito, Gierek, che ha colpito i delegati «per sincerità e modestia». «Bolek» dovrà tenere d’occhio anche alcuni colleghi di lavoro, che poi sarebbero stati a loro volta contattati o a carico dei quali sarebbero stati aperti fascicoli operativi. Suggerisce che per incontrare gli ufficiali venga convocato al comando della milizia, perché facendo parte dei delegati di fabbrica nessuno possa sospettare di lui. Inoltre, per fugare ogni dubbio, «ha proposto di apporre una targa nei cantieri in onore dei caduti durante gli scontri di dicembre».

Nel luglio del ‘71 ecco la prima nota negativa su «Bolek», che non dimostrerebbe grande «capacità operativa», e anzi viene avvertito di limitarsi a riportare le opinioni degli operai, «senza aggiungere commenti e considerazioni personali»! Nei mesi successivi l’informatore colleziona una serie di note negative, viene definito «una personalità esplosiva, che non si cura di ponderare le proprie dichiarazioni e riesce a trasformare in problemi delle questioni abbastanza insignificanti».
Il 5 ottobre 1973 «Bolek» comunica al referente Ratkiewicz di voler interrompere la collaborazione in quanto non ha più tempo da dedicare agli incontri e alla stesura di rapporti, tanto più se non ne ricava alcun tornaconto: aveva accettato di collaborare dopo i fatti di dicembre «per paura delle repressioni», si legge nella nota, ma dopo le ultime informative non è stato più pagato, perciò ha deciso di smettere. Il funzionario aggiunge che nel 1971 «Bolek» ha ricevuto la cifra complessiva di 9400 złoty, nel ’72 solo 1600 e nel ’73 praticamente nulla per l’inutilità delle informazioni trasmesse.
L’ultima informativa consegnata da «Bolek» risale al 6 dicembre 1975, cui fa seguito l’incontro del 18 gennaio 1976, durante il quale l’ufficiale lo rimprovera per un suo «intervento negativo all’assemblea sindacale», nel quale aveva definito «marionette» i delegati, e per il suo atteggiamento ostile nei confronti della direzione dei cantieri: nel caso in cui si arrivasse al licenziamento, osserva Ratkiewicz, «non potremmo fare nulla per aiutarla se risultasse che lei ha un atteggiamento ostile». E infatti il 30 aprile «Bolek» viene licenziato.

Nel corso del tour americano di queste settimane, Wałęsa ha ripetuto sul suo blog di essere vittima di una macchinazione e non aver intascato un centesimo, di aver «commesso un errore ma non come lo si racconta»; allo stesso tempo il Nobel per la pace ha «promesso per il momento di non rivelare nulla» in attesa che «l’autore di tutto questo dica la verità». «In queste faccende – ha aggiunto – ho sempre agito secondo le mie convinzioni e i miei principi. Se dovessi rifare quel che ho fatto allora, non cambierei nulla del mio atteggiamento nei confronti dei servizi di sicurezza della Polonia comunista. Avevo una mia concezione di lotta contro il comunismo e l’ho realizzata».

Angelo Bonaguro

È ricercatore presso la Fondazione Russia Cristiana, dove si occupa in modo particolare della storia del dissenso dei paesi centro-europei.

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