8 Novembre 2019

Il muro nella testa. A trent’anni dai fatti di Berlino

David Rieß

Nella storiografia più recente la riunificazione della Germania appare come la realizzazione di un lungo sogno, ed Helmut Kohl viene spesso citato come «il cancelliere dell’unità». Ma a ben vedere, la situazione è più complessa. I nuovi Länder, a trent’anni dalla caduta del Muro, per lo più stentano a decollare economicamente, e i tedeschi restano ancora divisi dentro.

Dal 2005 la Germania è governata da Angela Merkel, che ha trascorso quasi 35 anni della sua vita nella Repubblica Democratica tedesca, controllata dall’URSS. La sua ascesa al potere non è dovuta all’adozione di un nuovo modello politico riguardo alle questioni della Germania orientale. La Merkel si concepisce come l’intermediaria di tutti, la cancelliera «dei piccoli passi». Certo, alcune città della Germania orientale come Lipsia sono diventate più belle, ma d’altra parte la popolazione rurale degli ex-Länder socialisti ha continuato a diminuire. Gestire politicamente questa situazione è un compito difficile.

Dal 1991 a sostenere l’economia dei Länder orientali è il cosiddetto «contributo di solidarietà», introdotto per coprire i costi della riunificazione delle due Germanie e riscosso come imposta addizionale1. Infatti, negli anni ’80 la Repubblica democratica tedesca versava in una situazione economica disastrosa. Questo piano di rilancio economico è stato senza dubbio necessario per rendere competitivi i Länder orientali, ma ha anche suscitato risentimento all’Ovest. Dopotutto si trattava di un dissesto del vecchio Stato, di cui non si poteva fare una colpa al singolo cittadino.

A questo proposito sono significative le elezioni del Bundestag del 1990, in cui Helmut Kohl riportò una netta vittoria sul suo antagonista socialdemocratico Oskar Lafontaine. Kohl, che governava la Germania fin dal 1982 e che è considerato da molti il padre della riunificazione, sconfisse Lafontaine con una campagna elettorale mirata «al cuore più che alla testa»: «Grazie allo sforzo comune riusciremo presto a trasformare nuovamente il Meclemburgo-Pomerania, la Sassonia-Anhalt, il Brandeburgo, la Sassonia e la Turingia in regioni fiorenti, in cui valga la pena vivere e lavorare».

Il cristiano-democratico Kohl faceva leva sulla forza di coesione rifiutando di aumentare le tasse, cosa che invece il suo rivale reclamava con urgenza. Anche se dal punto di vista della Realpolitik la posizione ottimista di Kohl può essere messa in dubbio, tuttavia il cancelliere toccò il nervo scoperto dell’epoca, e ottenne così quasi il 44% dei voti. I fautori della «rivoluzione pacifica» aspiravano a una Germania unita e libera con altrettanta fiducia.

Quanto la succitata affermazione di Kohl corrisponda alla Germania del 2019 è una questione a cui non possiamo rispondere in modo serio.

Di fatto, da una ricerca dell’Istituto infratest dimap possiamo constatare che solo il 55% dei tedeschi ritiene che la riunificazione abbia portato soltanto vantaggi. Tuttavia i valori tendono a salire quanto più giovane è l’età degli intervistati: ciò significa che la spaccatura fra Est e Ovest si ricomporrà da sé nel giro di pochi decenni?

Non è così semplice. Certo, l’economia delle nuove regioni è in costante crescita, ma non riesce a competere con quella della maggior parte dei Länder occidentali. La dice lunga il fatto che nessuna delle trenta maggiori imprese tedesche ha sede all’Est. Questo esempio mette in luce uno dei problemi fra Est e Ovest: molti abitanti dell’ex-Germania occidentale valutano lo sviluppo economico dei nuovi Länder dopo la riunificazione non come un successo comune, ma come un fardello finanziario. Del resto, l’economia dell’Est non è ancora fiorita abbastanza da far dimenticare le differenze.

Ma cosa pensano le singole persone? Come riferisce l’emittente pubblica regionale MDR che serve i tre Länder orientali Sassonia, Sassonia-Anhalt e Turingia, un tedesco occidentale su due conosce l’Est solo dai media, per sentito dire, ma non c’è mai stato. L’immagine negativa di alcuni intervistati è di fatto migliorata dopo un viaggio turistico di una settimana nell’ex-RDT organizzato dal canale televisivo, e questo ha dato almeno uno scossone a quel muro che molti hanno ancora nella testa.

«…e qui una volta c’era un orribile muro che divideva le persone».

All’Ovest spesso non si riesce a capire perché alcuni settori della popolazione dell’ex-Germania Est guardino con ansia e diffidenza ai cambiamenti. Questa percezione però è in gran parte giustificata dai fatti: molti tedeschi dell’Est dopo la riunificazione hanno perso il lavoro, perché la piena occupazione promossa ideologicamente dalla RDT non conveniva. In questo contesto l’esodo della popolazione rurale dall’Est verso Ovest sembra abbia aiutato a superare le divisioni, tuttavia ha anche ostacolato una più forte ripresa economica nelle regioni orientali.

Resta infine l’aspetto psicologico, che nella storiografia ha una certa importanza in relazione alla Ostalgie, la nostalgia dell’Est socialista. Sebbene la RDT fosse governata da un regime autoritario, ha offerto a milioni di tedeschi una patria di cui conservano ricordi positivi. Sarebbe sbagliato supporre che tutti abbiano sofferto ininterrottamente sotto la dittatura socialista: non conoscevano il mondo libero e democratico, c’erano altre forme di socializzazione.

La clip di anteprima delle videoproiezioni in 3D previste nei luoghi storici dell’89 a Berlino, dal 4 al 10 novembre.

Questo è altrettanto importante quanto l’aspetto economico: la diversità di partenza fra i Länder dell’Est e quelli dell’Ovest è risultata maggiore di quanto avessimo pensato, così che trent’anni di unità non sono riusciti a far dimenticare in modo indolore 45 anni di divisione. Quindi la Germania dovrà continuare, e senza risentimento, a crescere insieme, come ebbe a dire l’ex-cancelliere Willy Brandt il 10 novembre 1989, dal balcone del Municipio di Berlino Ovest: «Ora torna a crescere insieme ciò che era nato per crescere insieme».

Finché noi tedeschi continueremo a parlare di Est e Ovest, l’Est e l’Ovest continueranno ad esistere.

David Rieß

(n. 1993) ha studiato storia e germanistica all’università di Heidelberg. Si è laureato nell’agosto 2019 con una tesi sui romanzi di guerra tedeschi della Repubblica di Weimar.

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