28 Marzo 2017

Se Cristo ci ama, possiamo amare anche noi

Romano Scalfi

Siamo ormai prossimi alla Pasqua, e la quarta settimana di quaresima ci aiuta a convertirci, soprattutto sul significato dell’amore. Non abbiamo altro esempio da imparare se non Cristo stesso. Un’omelia di padre Scalfi del marzo 2015.

Dio ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato, da morti che eravamo ci ha fatti rivivere in Cristo.
Ecco, il significato dell’amore è proprio quello di rivivere in Cristo, perché la morte di Cristo non è semplicemente il momento in cui si è espresso un grande amore, ma è un cambiamento della nostra umanità per cui il suo dono di sé a noi diventa parte di noi, è qualche cosa che rimane per sempre, diventa permanente.
Io posso essere perverso, cattivo ma se sono battezzato sono parte di Cristo.
Lo dice chiaramente il vangelo, e anche la lettera di Paolo: l’amore non ha bisogno di controllare se una persona è simpatica o no. Ci può essere una persona che è antipatica, pazienza, ma se è battezzata quella persona è parte di me, perché è parte di Cristo. Perciò non occorre che noi stiamo ad indagare ad analizzare, o a domandarci se quella persona corrisponde al mio amore. Cristo non si fa queste domande su di noi. Cristo ci ama prima di qualsiasi nostro impegno verso di lui. Certo è contento se corrispondiamo, ma non è che smetta di amarci se non gli corrispondiamo. Anche il peccatore più ostinato, se è battezzato, è parte di Cristo, quindi è parte di me. Non posso guardarlo con disprezzo e se disprezzo lui, disprezzo anche Dio.
Nella lettera agli Ebrei c’è una bella frase che dice: «Fratelli santi [appunto siamo santi perché battezzati], partecipi di una vocazione celeste… essere partecipi di Cristo», essere di Cristo (Eb 3, 1,14).
Cioè noi siamo parte di Cristo. Questo, se vogliamo, è un grande impegno. Dovrebbe essere il fondamento di ogni tentativo di migliorare, di convertirsi, perché se non ci convertiamo per amore di quello che ha fatto Cristo, non siamo dei veri cristiani. Certamente è un impegno ma è anche una cosa stupenda, luminosa che ci libera da tutti i nostri obblighi di analizzare gli altri, e ci fa guardare tutto come una bellezza, con un sentimento di simpatia e di amore cui ultimamente non possiamo venir meno mai con nessuno.
Siamo chiamati a vivere la bellezza di questo amore semplice, libero, nel senso che non pretende di essere contraccambiato ma sa che noi siamo già uniti in Cristo. È una cosa da riconoscere se vogliamo essere veramente liberi. La libertà è soprattutto questo sentirci affrancati dalle analisi, dai pensieri, dalla nostra testa. La libertà consiste nel credere nella verità. Credete nella verità e la verità vi farà liberi. Saremo liberi in proporzione alla nostra capacità di amare qualunque persona, anche i più grandi nemici.
Il Signore stesso, mentre stava sulla croce, domandava perdono per quelli che non sapevano quello che facevano. In realtà loro sapevano benissimo cosa facevano. Questa capacità di perdonare tutti è anche una bella consolazione per noi, così sappiamo che non abbiamo bisogno di analizzare, di verificare, abbiamo soltanto bisogno di amare. Questa è l’autentica libertà.
La realtà della vita non è fatta soprattutto di disgrazie, peccati, miserie, ma è soprattutto l’amore di Cristo che trasforma tutto, proprio perché Lui dona la sua natura stessa e la partecipa alla mia povera natura.
Un altro aspetto dell’amore da riconoscere è che non si tratta soltanto di un desiderio, di un sentimento, ma è una realtà che ci trasforma. Riconosco quello che Cristo ha fatto: ci ha trasformato da semplici persone umane in persone umane e divine.
Chiediamo al Signore la grazia di una conversione corrispondente all’amore di Cristo.

Romano Scalfi

Sacerdote, nel 1957 ha fondato a Milano il Centro Studi Russia Cristiana, cui ha associato la Rivista “Russia Cristiana” (poi “L’Altra Europa” e “La Nuova Europa”).

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