19 Aprile 2020

Pasqua ortodossa, in cucina e alla finestra

Andrej Desnickij

Andare in chiesa non è lo scopo ultimo del cristiano, ma solo uno strumento per trovare Cristo. Riflessioni non conformiste di un ortodosso che commemora la Pasqua in casa. E che spera tutto questo non sia invano.

Da noi le cose vanno diversamente: esistono chiese grandi, dove si radunano persone che in genere non si conoscono, per ricevere individualmente ciò per cui ciascuno è venuto. Centri sui generis di servizi rituali. Ed è molto raro che nasca qualcosa che somiglia a una comunità. Forse, la Settimana santa e la Pasqua a cui stiamo andando incontro saranno uno stimolo a far sì che nelle grandi città i fedeli comincino a unirsi «in orizzontale», come del resto avviene in ogni società durante calamità e sconvolgimenti?

Il patriarcato ha invitato i fedeli a esporre la notte di Pasqua una candela alla finestra. È un bel simbolo, è un modo per mostrare (e sapere!) chi sta festeggiano la Pasqua in questa notte nel tuo caseggiato. Ma è anche un modo per rammentarci le parole di Cristo: «Dove due o tre si riuniranno in nome mio, io sarò in mezzo a loro». Ovunque. Anche in autoisolamento, perfino nella cucina di un caseggiato popolare possiamo a pieno diritto dirci e risponderci l’un l’altro: «Cristo è in mezzo a noi! Ora e sempre».

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Andrej Desnickij

Biblista, traduttore, pubblicista, scrittore, dottore in filosofia. Dal 1994 lavora all’Istituto dei Manoscritti orientali presso l’Accademia russa delle Scienze.

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