7 Giugno 2017

Una memoria difficile per la Lituania

Paolo Polesana

Un piccolo paese che si è sempre distinto per il coraggio indomabile, l’amore alla libertà, l’attaccamento alla sua Chiesa, è chiamato oggi ad affrontare la difficile memoria dei casi di complicità nell’Olocausto. Uno «scandalo» che può purificare.

Risale ormai a una decina di anni fa la produzione del film Ghetto, diretto dal regista lituano Audrius Juzėnas e di produzione mista lituana e tedesca. La pellicola, uscita nel 2006, ripercorre la tragica storia del teatro del ghetto di Vilnius fra il 1942 e il 1943. Prima dell’occupazione nazista, nella città di Vilnius vivevano circa 57.000 ebrei, corrispondenti all’incirca al 30% della popolazione. L’istituzione del ghetto rientrava nel progetto di liquidazione della presenza ebraica dalla città lituana, piano che si realizzò con una efficacia agghiacciante dato che, al termine della guerra, si stima che in città solo duemila ebrei sopravvissero alla strage.
Nonostante la spaventosa situazione in cui versava la popolazione ebraica di Vilnius, il ghetto ospitò un teatro in cui vennero realizzate più di cento performance teatrali e musicali sempre gremitissime. Il film di Audrius Juzėnas ha certamente reso onore alla grandezza di questa impresa dello spirito umano, che seppe mantenersi lucidamente nobile e vivo proprio dinanzi alla barbarie più disumanizzante.
Kittel, l’ufficiale nazista che nel film manovra ogni mossa verso la tragedia, fa il gioco del gatto con il topo, e al termine della pellicola con un plotone di soldati stermina gli attori nel loro stesso teatro. L’ultima scena ritrae Kittel che, riposta l’arma e l’uniforme, esce dal teatro con un cappotto ed un cappello civile, congedandosi dalla tragedia come un cittadino comune.

Questa significativa scelta di regia fa sollevare lo sguardo dello spettatore sul presente, sulle nostre vie e sui nostri quartieri, percorsi dalla fiumana dei cittadini comuni fra i quali si è nascosto lo spietato ufficiale: che faccia avrebbe oggi Kittel, chi sarebbero i suoi discendenti? Nella Lituania di oggi in molti sembrano reagire a tale quesito: il timore, infatti, è quello di trovare uomini come Kittel fra i propri parenti o fra coloro che sono ricordati come eroi della resistenza.

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Paolo Polesana

Dopo la laurea all’università statale di Milano, ha conseguito il dottorato in fisica a Como e ha lavorato nei laboratori laser dell’università di Vilnius (Lituania). Ora è sacerdote diocesano a Bergamo e insegna religione alle scuole superiori. Da diversi anni collabora con l’Associazione Russia Cristiana.

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