20 Agosto 2021

Non siamo uomini incolori

Veniamin Iofe

Nel discorso che Veniamin Iofe tenne all’inaugurazione del memoriale sulle fosse comuni di Sandarmoch, nell’ottobre 1997, sottolineò la forza inerme della persona. Grazie a un «io» risvegliato ogni vittima di Sandarmoch ha avuto un nome. Un’illustrazione del «coraggio di dire io» del Meeting 2021.

Subito dopo la fine della guerra civile, il regime comunista ha smesso di catalogare i nostri concittadini in Rossi amici o in Bianchi nemici. Gli uni sono stati perseguitati esattamente come gli altri. Gli uni sono stati etichettati come «contro-rivoluzionari» o «restauratori del capitalismo»; gli altri come «oppositori» o «revisionisti». Tutti sono diventati «nemici del popolo». Spediti negli stessi campi e fucilati ai bordi delle stesse fosse – ex ufficiali dell’Armata Bianca, ufficiali dell’Armata Rossa formati all’Accademia Tolmačëv.

Il regime si è sbarazzato sistematicamente, metodicamente di tutti quelli che avevano un colore, di tutti quelli che esprimevano un’opinione e, quindi, di tutti quelli che erano vivi. Perché il regime voleva della gente incolore, trasparente, docile, dei numeri che non avevano idee proprie. Questa è stata, nonostante i torrenti di propaganda, la politica del regime. E questo regime ha raggiunto i propri scopi. Più di ogni altro, proprio il periodo brežneviano ha mostrato in cosa consista questa assenza totale di colore, di vita, questo grigiore, risultato della politica portata avanti dal regime comunista per decenni. Oggi i nostri dirigenti ci invitano alla concordia e all’oblio. Ci promettono di non catalogarci mai più in Rossi e Bianchi. Questo appello all’«unità politica e morale del popolo sovietico» non è un tema nuovo. Quante volte lo abbiamo ascoltato! Ma quello che non dobbiamo mai dimenticare è il prezzo che ci è costata questa pretesa «unità politica e morale del popolo sovietico». I monumenti memoriali di Sandarmoch sono qui per ricordarcelo.

Settant’anni fa, uno Stato onnipotente ha massacrato qui un migliaio di persone [ad oggi sono state identificate almeno 6241 vittime – ndt] e ha voluto che ogni loro traccia scomparisse per sempre.

Questo Stato aveva a propria disposizione tutta la pienezza della sua forza statale. Chi è morto qui non poteva opporgli altro che la pienezza della sua persona, della sua individualità.

Oggi conosciamo ciascuno di questi morti per nome. Conosciamo per nome anche ciascuno di quelli che li ha condannati; conosciamo per nome ciascuno di quelli che li ha spediti qui; conosciamo per nome ciascuno di quelli che li ha fucilati. Li conosciamo tutti. Abbiamo vinto l’Oblio che lo Stato voleva imporci. Continueremo a vincere l’Oblio, ma dobbiamo ancora ritrovare le tracce dei convogli scomparsi.

Veniamin Iofe

Veniamin Iofe (1938-2002), laureato in chimica a Leningrado. Dal 1964 partecipa a una rivista clandestina per cui viene condannato a 3 anni di detenzione. In seguito si occupa della storia dell’opposizione politica in URSS. Nel 1989 è tra i fondatori dell’associazione Memorial, di cui dirige la filiale di S. Pietroburgo. In questa città è riuscito a porre come monumento alle vittime del terrore una «pietra delle Solovki».

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