14 Febbraio 2020

Radio Vaticana e i paesi dell’Est: una lotta per l’anima e il cuore della gente

Angelo Bonaguro

Un corposo volume pubblicato dall’Istituto ceco per lo studio dei regimi totalitari (ÚSTR) è dedicato alle trasmissioni della redazione ceca di Radio Vaticana rivolte oltrecortina durante il comunismo. Riscoperta di un’opera profondamente culturale oltre che spirituale.

Il corposo volume di oltre 700 pagine, pubblicato nel 2016 dall’Istituto ceco per lo studio dei regimi totalitari (ÚSTR), si intitola Radio Vaticana – echi della persecuzione della Chiesa cattolica in Cecoslovacchia tra il 1950 e il 1958, ed è stato curato dalla storica Stanislava Vodičková. Nel progetto editoriale questo è il primo dei volumi dedicati alle trasmissioni della redazione ceca di Radio Vaticana (RV) rivolte ai paesi oltrecortina durante l’epoca totalitaria, ed è l’esito dell’accordo stipulato nel dicembre 2013 tra la RV e l’ÚSTR. Sempre grazie alla collaborazione tra le due istituzioni è possibile consultare online anche l’intero archivio digitalizzato dei testi delle trasmissioni (70.000 pagine): si tratta di un progetto enorme, che sarebbe ancor più utile se fosse disponibile un’indicizzazione tematica, mentre ora risulta impossibile cercare un argomento, un avvenimento o un personaggio se non si sa in anticipo il giorno o vagamente la data in cui la radio ne ha parlato.
Ed è un peccato, perché passando solo velocemente in rassegna i documenti, ci si imbatte ad esempio in testi del samizdat (letteralmente incollati sul brogliaccio) e che contengono documenti dei vari comitati per i diritti umani, petizioni, contributi di personaggi del dissenso, persino un’intervista (probabilmente rimasta inedita) a Havel dell’aprile 1990.

Redattori cechi Radio Vaticana

Da sin.: i padri J. Olšr, V. Feřt, A. Kořínek e P. Ovečka, principali responsabili storici della sezione ceca.

Il libro della Vodičková ripercorre innanzitutto la storia della RV, voluta da Pio XI che incaricò del progetto lo stesso Guglielmo Marconi nel lontano 1929, e la inaugurò due anni dopo, giovedì 12 febbraio 1931, con il messaggio Qui arcano Dei.
La redazione cecoslovacca (prima della sua «divisione consenziente» in ceca e slovacca) fu istituita su desiderio di Josef Beran dopo la sua visita a Roma in qualità di arcivescovo di Praga e primate boemo compiuta il 23 febbraio 1947. La prima trasmissione in ceco risale al 22 aprile di quell’anno e a partire dal 24 dicembre gli appuntamenti erano tre alla settimana, mentre dal 1949 divennero quotidiani, della durata di un quarto d’ora. I primi direttori furono i gesuiti Václav Feřt e Pavol Bajan, che collaboravano con religiosi dell’emigrazione quali Alois Kořínek, Adolf Pelikán, Petr Ovečka, Josef Koláček, Josef Čupr, cui si aggiunse il futuro cardinal Špidlík che contribuì alla radio ininterrottamente dal 1951 fino alla sua morte nel 2010.

Nel corso della sua storia, la radio fu direttamente influenzata dall’Ostpolitik vaticana, e su di essa si sofferma la curatrice, riassumendo e confrontando i pontificati di Pio XI e Pio XII.
Va fatta una premessa valida per l’intera parte introduttiva: scorrendo le schede, precise e sintetiche, emerge una stima nei confronti della Chiesa e dei suoi protagonisti che altre volte non si incontra in simili pubblicazioni «laiche» (qui «Chiesa» è scritta sempre con la minuscola!). Dalla «agnostica» Repubblica ceca ci viene una lezione di come si possano affrontare tematiche storiche legate alla Chiesa senza scadere in preconcetti o semplificazioni laiciste.

Pio XI, Marconi e Pacelli alla Radio

Papa Pio XI all’inaugurazione di RV (1931). Alla sua destra, G. Marconi e il card. Pacelli (foto RV).

Di Pio XI si ricordano gli anni in cui fu a capo della Chiesa perseguitata in URSS, Messico, Spagna e successivamente nella Germania nazista, il suo impegno contro il nazismo e i tentativi falliti di instaurare un dialogo con quello che considerava il pericolo maggiore, ossia il comunismo ateo, condannato nel 1937 con l’enciclica Divini Redemptoris.
Viene descritta la continuità dell’Ostpolitik dopo l’elezione a papa del cardinal Pacelli, futuro Pio XII, già segretario di Stato, che fu papa dal 1939 al ’58. Il libro si sofferma sulla sua figura, a capo del cattolicesimo nell’epoca culminante dei due totalitarismi del ‘900 che inizialmente pensavano di poter sottomettere la Chiesa per poi liquidarla.

Stanislava Vodičková Vatikánský rozhlas 1.

Stanislava Vodičková
Vatikánský rozhlas / 1.
Ohlasy perzekuce katolické církve v Československu 1950-1958.

Negli Stati socialisti Pio XII fu accusato di essere «agente dell’imperialismo americano»,  «guerrafondaio» e amico dei nazisti. In particolare, nel ’49 in Cecoslovacchia uscì il libello La congiura contro la repubblica, che suscitò le proteste ufficiali dell’internunziatura e al quale rispose la sezione ceca di RV con alcune trasmissioni. Riguardo alla «guerra fredda», la figura di Pio XII viene presentata in tutto il suo spessore, il pontefice è descritto come al di sopra delle parti e ben consapevole di quanto accadeva nel mondo: «Si rese conto dei limiti delle democrazie del periodo pre-bellico e perciò desiderò che venisse costruita una politica democratica basata sul fondamento sicuro della fede cristiana».
Nel ’49 il papa, preoccupato per l’ondata persecutoria contro la Chiesa scatenata nei paesi socialisti, proibì ai cattolici di collaborare con i partiti comunisti o con organizzazioni ad essi collegati, e si rifiutò di appoggiare i movimenti per la pace che dal dopoguerra erano appannaggio dei comunisti. Ma, così come durante la guerra Pio XII aveva distinto tra il nazismo e il popolo tedesco, anche ora distinse tra la dottrina comunista e il popolo russo, che nel luglio 1952 consacrò al cuore di Maria con la lettera apostolica Carissimis Russiae populis.

Durante gli anni del pontificato di Pio XII, RV informò sulle persecuzioni contro la Chiesa, riferì le testimonianze coraggiose dei laici e dei religiosi e sbugiardò la propaganda comunista.
L’Ostpolitik di Pio XII tuttavia – rilevano gli storici cechi – ebbe anche i suoi lati negativi, non seppe distinguere fra le varie componenti dell’universo socialista, e ciò condusse alla stagnazione della politica vaticana nei confronti dei paesi oltre la cortina di ferro. «La tattica scelta avrebbe potuto avere possibilità di riuscita se il comunismo fosse durato una generazione, com’era accaduto con il nazismo in Germania. La strategia bipolare favorì sostanzialmente i comunisti. La fine del governo monopolista non era prevedibile e la Chiesa cattolica per alcuni decenni fu sottoposta all’arbitrio politico, alla persecuzione, all’oppressione e alla purificazione».
Eppure anche all’interno della Chiesa esistevano diverse posizioni rispetto alla politica vaticana nei confronti dell’URSS: dal rifiuto di qualsiasi accordo (Ottaviani), alla tendenza alla posizione neutrale (Montini). I rapporti tesi tra Vaticano e Cecoslovacchia influirono anche sul lavoro della redazione, che doveva preparare la bozza della trasmissione, tradurla in italiano e sottoporla al nulla osta della segreteria di Stato, che per evitare ulteriori complicazioni diplomatiche limava o correggeva espressioni considerate inadatte.

Pio XII alla Radio Vaticana

Papa Pio XII alla radio (1957).

Nel volume troviamo anche una scheda sintetica e precisa sull’inizio del regime comunista in Cecoslovacchia, sul cambiamento della funzione dei media e l’introduzione della censura dopo il «Febbraio vittorioso» del ’48 e l’egemonia del Partito conquistata occupando gradualmente i ministeri più importanti (interni, difesa, agricoltura, giustizia, informazione).

Dal nuovo regime la RV fu inserita nella categoria delle «emittenti del sabotaggio ideologico», la sua attività era seguita dalla Divisione X degli Interni che si occupava di controspionaggio e lotta al nemico interno, in quanto si supponeva che avesse dei collegamenti con l’«opposizione» e si sospettava che trasmettesse messaggi in codice inviati agli agenti residenti dello spionaggio occidentale. La polizia politica riuscì a infiltrare la redazione di RV solo negli anni ’70, precedentemente gli sforzi erano mirati alla contropropaganda e al discredito.

Il Comitato centrale del partito nel 1952 valutò il pericolo delle trasmissioni di tutte le radio straniere, e decise con l’operazione «R-405» l’installazione di una rete di stazioni di disturbo. Le trasmissioni di RV dovevano essere molto temute dal regime, se anche il legislatore comunista non perse tempo ad inserirne l’ascolto tra i reati puniti dal codice penale: ancora nel 1960 fu condannato a due anni di carcere per sovversione p. Bernard Pitrun perché ascoltava RV e ne trascriveva le notizie per diffonderle ai confratelli gesuiti.

Interessante anche il capitolo dedicato alle reazioni della Radio nei confronti della persecuzione della Chiesa (culminate soprattutto tra il 1949 e il 1952), e a coloro che dalla Cecoslovacchia passavano informazioni in Vaticano, come padre František Šilhan (arrestato nel marzo 1950), o monsignor Trochta che, ultimo fra i vescovi ad essere arrestato (1953), faceva arrivare a Roma dei biglietti scritti in latino in cui suggeriva le tematiche da presentare.

Vignetta satirica antireligiosa cecoslovacca

San Nicola in cerca di soldi per la «propaganda clericale», «Dikobraz» 1950.

Col tempo – concludono i ricercatori dell’ÚSTR – si è dimostrato che i metodi propagandistici del regime non avevano portato i risultati sperati, e che al contrario «i duri attacchi contro il papa e la gerarchia avevano rafforzato la fiducia della maggioranza dei credenti verso di loro».
Josev Smrkovský, che durante il ’68 avrebbe ricoperto un ruolo ambiguo tra aperture e successivi passi indietro, al Comitato centrale dell’aprile 1949 disse: «È straordinario come appaiano affollate le chiese, diventano punti di raccolta anche per i giovani che noi non riusciamo a trascinare nell’Unione giovanile come invece i parroci riescono a portarli in chiesa… Nel paese c’è un grande esercito di credenti che prende sul serio il fattore religioso. Lo si vede anche dalle reazioni durante le assemblee quando si interviene contro la Chiesa».
Certo, l’impressione di Smrkovský si riferisce al ’49, di lì a pochi anni la situazione sarebbe mutata, almeno dal punto di vista dell’influsso dell’ideologia sull’opinione pubblica. Ma aver confuso la Chiesa con un partito politico avversario contribuì alla sconfitta del sistema comunista: «Certamente le inflissero una profonda ferita, ma non compresero mai la sua diversità e la sua dimensione spirituale».

Agli occhi del cittadino dei primi anni ’50 il modo in cui erano usati i media «doveva evocare necessariamente l’uso che ne era stato fatto durante il protettorato nazista: allora la società si unì compatta contro l’indottrinamento nazista, e resistette al tentativo di strappare l’identità nazionale e culturale. Grazie a questa esperienza ci si abituò ad ascoltare le trasmissioni della BBC, della Voce dell’America o della RV. Come durante il protettorato, anche ora la Chiesa cattolica divenne la base della resistenza nazionale e culturale».

«Il cristianesimo – ci spiegano infatti gli «agnostici» storici cechi – è per sua natura diretto al singolo, non “alle masse”», perciò anche le trasmissioni di RV erano dirette a vari segmenti della società, rispettando i gusti degli ascoltatori: famiglie, bambini, uomini, operai, artisti, religiosi, ecc.
Il compito della radio non era solo quello di diffondere il magistero, ma anche la trasmissione dell’eredità culturale e nazionale in un linguaggio comprensibile alla maggioranza degli ascoltatori: «Fu proprio RV a condurre una lotta per l’anima e il cuore delle persone oltre la cortina di ferro nell’epoca della maggiore oppressione».

Angelo Bonaguro

È ricercatore presso la Fondazione Russia Cristiana, dove si occupa in modo particolare della storia del dissenso dei paesi centro-europei.

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