7 Settembre 2021

Almeno l’Ucraina ci prova

Anatolij Achutin | Marta Dell'Asta

Non si può dire che il paese sia un modello impeccabile, ma l’aspirazione di fondo è sempre quella di incarnare i valori dell’Europa. Il giudizio tagliente e politico di un filosofo russo che nel 2014 è emigrato a Kiev «per poter respirare». Intervista di Marta Dell’Asta.

Parlare dell’indipendenza ucraina implica necessariamente parlare anche della Russia. Russi e ucraini sono davvero due popoli dello stesso sangue, come faceva intendere la politica russificatrice degli zar?
Il cliché dei «popoli fratelli», o ancora peggio quello dell’«unico popolo», è sempre stato frutto di propaganda ma ora, con Putin, è più che propaganda, è una minaccia terroristica nella guerra d’informazione con la quale la Russia accompagna la guerra reale. I media russi creano ad arte la falsa immagine di fantomatici «ultranazionalisti» pronti alle purghe etniche, cosa mai vista né sentita nell’Ucraina contemporanea. La politica della Russia zarista nei confronti dell’Ucraina era brutalmente russificatrice, ma essere un vassallo, essere la Repubblica sovietica d’Ucraina ed essere una base militare di Putin, come la Crimea occupata, sono cose molto diverse.

Cosa ha generato le spinte all’indipendenza coronate nell’agosto 1991? Ha pesato più la motivazione nazionale o quella antitotalitaria?
Io non ero in Ucraina nel 1991. Suppongo che, com’è avvenuto in altre repubbliche, dapprima ci sia stata una spinta antitotalitaria, e che poi naturalmente si sia implicata anche la coscienza nazionale, per cui hanno cominciato a edificare uno Stato sovrano. Nei vari paesi la cosa è avvenuta con diversi gradi di successo. Nei paesi baltici è andata meglio, in Ucraina il passaggio è iniziato seriamente solo in tempi piuttosto recenti. A suscitare l’aggressività della Russia è proprio il successo nell’edificare uno Stato sovrano, che vuole in prospettiva entrare a far parte della UE e della Nato.

Russia e Ucraina dopo la caduta del regime comunista hanno ricostruito l’amministrazione civile con gli amministratori sovietici, è vero?
Vero. Ma solo l’autocoscienza nazionale poteva aiutare le amministrazioni locali nel loro tentativo di creare uno Stato indipendente. È nota la tesi di Leonid Kučma: «L’Ucraina non è la Russia!». La Russia, invece di avere un’autocoscienza nazionale, ha la tipica presunzione imperiale, per cui qualsiasi indipendenza è recepita come una secessione. Se l’indipendenza dei paesi baltici, del Caucaso e dell’Asia è ancora accettabile, l’indipendenza dei «fratelli slavi» comporta la morte dell’impero russo. E questo Putin non lo può accettare.

majdan

(photo.i.ua)

L’Ucraina ha conservato la sua giovane democrazia grazie al fatto di non aver avuto un leader forte?
In un paese che ha avuto il potere totalitario del partito unico e dei Servizi di sicurezza un leader forte è sempre un dittatore. In Ucraina e in Russia, a ben guardare, il cambiamento ha seguito vie opposte. La gente sul Majdan ha indirizzato con decisione il paese verso i valori europei, mentre l’uomo del KGB Putin e i suoi funzionari stanno ricostituendo un impero di tipo asiatico, una potenza militarista che poggia sulle materie prime.

Quanto pesano nella coscienza civile ucraina tragedie come il holodomor e Černobyl’?
Il holodomor è stato un crimine di Stalin contro l’umanità. Černobyl’ è stata una tragedia aggravata dal tentativo di insabbiare la verità da parte dei burocrati. Sono eventi diversi che suscitano reazioni diverse. Il primo è un crimine e un’infamia dell’URSS staliniana; il secondo è una tragedia e un’infamia del sistema.

Parliamo dell’Europa: il sogno/mito dell’Euro-majdan significa ancora qualcosa nel modo di concepire l’uomo e i suoi diritti, la gestione del potere, l’informazione ecc., o era tutta propaganda?
La solidarietà europea che ha animato l’Euro-majdan non è mai stata, assolutamente, una questione propagandistica. Esprimeva la netta preferenza per i valori europei classici: i diritti dell’uomo, il rispetto della sua dignità (la rivoluzione del Majdan viene ricordata come la «rivoluzione della dignità»), le istituzioni democratiche, le riforme. L’attuale vita politica ucraina, nonostante i passi indietro e le cadute, rimane comunque tutta tesa ad affermare questi valori nella coscienza dei cittadini.

Almeno l’Ucraina ci prova

(photo.i.ua)

Nel paese non ci sono tentazioni autoritarie?
A mio avviso in Ucraina non c’è mai stato né c’è ora alcuna tentazione autoritaria. Gli ucraini sono un popolo che ama troppo la libertà per lasciare che si attenti ai suoi diritti e alla sua dignità. Anzi, ci sono molte istituzioni come l’Accademia Moghiliana, la multiforme vita culturale come il Gogol’ Fest, la Chiesa ortodossa di Ucraina, la Chiesa greco-cattolica, anche alcuni partiti politici che sono per l’Europa.

Quali sono gli ostacoli maggiori che possono impedire lo sviluppo del paese?
Non sono un economista né un politico. Lo sviluppo dell’Ucraina dipenderà innanzitutto dalla possibilità di bloccare l’aggressione russa, che ha strappato al paese vite umane e risorse.

Cosa rimane delle speranze che c’erano 30 anni fa?
In Ucraina tutto, in Russia niente.

Insomma, il trentennale va festeggiato con orgoglio o con rimpianto?
Beh, è nato un vero Stato che per le sue risorse, soprattutto umane, è perfettamente in grado e degno di diventare uno Stato europeo a tutti gli effetti, e magari può persino rammentare agli stessi europei i valori che li rendono orgogliosi di essere tali. Come si fa a non essere orgogliosi?

Almeno l’Ucraina ci prova

(photo.i.ua)


UCRAINA: 30 anni di indipendenza • Le tappe essenziali

  • 16 luglio 1990: Dichiarazione di sovranità.
  • 24 agosto 1991: Atto di indipendenza dall’URSS
  • 1 dicembre 1991: Leonid Kravčuk eletto primo presidente dell’Ucraina indipendente.
  • 8-21 dicembre 1991: Con Russia e Bielorussia, l’Ucraina istituisce la Comunità degli Stati Indipendenti.
  • 26 dicembre 1991: dissoluzione dell’URSS
  • 14 luglio 1994: Leonid Kučma, riformatore filorusso, è eletto nuovo presidente.
  • Primi anni 2000: Stabilizzazione e crescita economica, introduzione della nuova valuta (gryvnja).
  • Novembre 2004: in occasione delle elezioni presidenziali, proteste popolari per sospetti brogli a favore del primo ministro Janukovič rispetto allo sfidante Viktor Juščenko (che a settembre era stato avvelenato con la diossina). Sull’onda della «rivoluzione arancione» (dal colore adottato da Juščenko e dai suoi sostenitori), vengono ripetute le elezioni il 26 dicembre, che sanciscono la vittoria di Juščenko.
  • 2008-09: Profonda crisi finanziaria con crollo dell’economia (-15%). La svolta della politica internazionale del paese verso l’Unione Europea porta a controversie politico-commerciali con la Russia (problemi legati alle regioni russofone dell’Ucraina orientale, crisi nella fornitura di gas).
  • Gennaio-febbraio 2010: Janukovyč è eletto presidente. La nuova linea politica filorussa porta al congelamento dell’accordo di associazione con l’Unione Europea; ciò provoca, tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014, una serie di proteste popolari concentrate in piazza (majdan) dell’Indipendenza a Kiev, inizialmente pacifiche e poi sfociate in scontri dopo l’uso della violenza da parte delle forze di polizia. La situazione interna e le pressioni internazionali portano alla caduta del governo e alla deposizione di Janukovič, che ripara in Russia.
  • Nei mesi successivi, formazione del nuovo esecutivo guidato da Arsenij Jacenjuk, e Petro Porošenko eletto nuovo presidente della repubblica. Firma dell’Accordo di associazione tra l’Ucraina e l’Unione europea (27 giugno 2014).
  • Febbraio 2014: la Russia prende il controllo militare della Crimea. Il referendum che sancisce l’adesione dell’autoproclamata Repubblica di Crimea alla Federazione russa non viene riconosciuto dalla comunità internazionale. Anche nelle regioni orientali dell’Ucraina l’ingerenza militare e politica russa provoca scontri e fomenta l’instabilità (aprile 2014: formazione delle autoproclamate Repubbliche di Doneck e Lugansk), nonostante gli accordi siglati a Minsk tra il 2014 e il 2015.
  • 15 dicembre 2018: autocefalia della Chiesa ortodossa ucraina, istituita dal Concilio di riunificazione tra la Chiesa ortodossa ucraina (Patriarcato di Kiev) e la Chiesa ortodossa autocefala, con l’autorizzazione del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli. Epifanij eletto primo metropolita di Kiev e di tutta l’Ucraina.
  • 6 gennaio 2019: consegna a Costantinopoli del tomos dell’autocefalia.
  • 20 maggio 2019: eletto presidente Volodimir Zelens’kij.

Anatolij Achutin

Nato a Leningrado nel 1940, laureato in chimica ma passato alla filosofia attraverso la filosofia della scienza. Nel 1965-1988 ha lavorato all’Istituto di storia della scienza e della tecnologia presso l’Accademia delle Scienze sovietica. Dal 2010 si è impegnato nella protesta civile; nel 2014 è emigrato con la moglie in Ucraina.

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Marta Dell'Asta

Marta Carletti Dell’Asta, è ricercatrice presso la Fondazione Russia Cristiana, dove si è specializzata sulle tematiche del dissenso e della politica religiosa dello Stato sovietico. Pubblicista dal 1985, è direttore responsabile della rivista «La Nuova Europa».

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