26 Settembre 2022

Il destino degli imperi

Georgij Fedotov

Un geniale saggio storico scritto nel 1947 anticipa le problematiche attuali: l’Ucraina è sì o no una nazione a se stante? G. Fedotov disegna la storia di un impero che non conosceva se stesso.

Il risveglio dell’Ucraina, e in particolare il carattere separatista dell’ucrainofilia, ha sorpreso l’intelligencija russa e le è rimasto incomprensibile sino alla fine. Innanzitutto perché amavamo l’Ucraina, la sua terra, il suo popolo, le sue canzoni, e consideravamo tutto questo nostro, nativo. Ma anche perché, colpevolmente, ci eravamo interessati poco al passato dell’Ucraina, per i tre o quattro secoli durante i quali si erano formati il suo carattere nazionale e la sua cultura, diversi da quelli della Grande Russia.

Secondo gli schemi dei nazionalisti russi, ci eravamo immaginati, che i Piccoli Russi, che languivano sotto l’oppressione polacca, aspettassero solo di riunirsi a Mosca. Ma i russi che vivevano nello Stato polacco-lituano, anche mentre si allontanavano dal cattolicesimo, non vi si sentivano stranieri. Avevano fatto propri moltissimi elementi della cultura e della statualità polacca. Quando invece i motivi religiosi spinsero i cosacchi a unirsi a Mosca, vennero accolti da amare delusioni. E il tradimento moscovita non è più stato dimenticato fino ad oggi. La nostra profonda incomprensione del passato ucraino è evidente, più che in ogni altra cosa, nella valutazione di Mazepa1.

Una nuova tappa nella creazione della nazione ucraina si situa nella seconda metà del XIX secolo. L’insensata persecuzione della letteratura ucraina spostò il centro del movimento nazionale da Kiev a L’vov, in Galizia, che non era mai stata legata né a Mosca né a San Pietroburgo. Questo ebbe una duplice conseguenza. In primo luogo, la lingua letteraria si sviluppò sulla base della parlata galiziana, non di quella di Poltava o di Kiev, cioè sulla base di una parlata molto più distante da quelle della Grande Russia.

Il destino degli imperi

T. Ševčenko (1814-1861). (wiki)

Il polacco, e non il russo, divenne la fonte per la formazione dei nuovi termini astratti e scientifici. Il russo riusciva a capire senza difficoltà Ševčenko2, mentre la lingua di Hruševskij3gli restava incomprensibile, sembrava artificiale. Del resto, tutte le lingue letterarie si presentavano come artificiali al momento della loro creazione, si pensi al russo di Lomonosov o al latino di Ennio! Ma noi abbiamo continuato ostinatamente a considerare il piccolo russo come una semplice variante regionale della parlata russa, benché gli slavisti di tutto il mondo, compresa l’Accademia delle Scienze russa, avessero già da tempo riconosciuto questa parlata come una lingua indipendente. Il fatto che questa lingua si sia trasformata da lingua della poesia folclorica in lingua di un pensiero astratto, che ha già trovato espressione in una vasta letteratura scientifica, risolve definitivamente la questione della nazione ucraina. E Hruševskij può essere considerato il suo creatore.

Il destino degli imperi

M. Hruševs’kyj (1866-1934). (wiki)

Sotto ai nostri occhi stava nascendo una nuova nazione, ma noi abbiamo chiuso gli occhi davanti a questo fatto. Eravamo come convinti che le nazioni esistono dall’eternità e sono immutabili, alla stregua di quanto si pensava per le specie della natura nelle scienze naturali precedenti le teorie evoluzioniste. Consideravamo ridicoli i miti ucraini, che avevano creato per l’epoca di Kiev una nazione ucraina specifica, diversa da quella russa. Ma dimenticavamo che la mitologia storica serviva soltanto a spiegare una realtà autentica. Non c’era nessuna nazione, ma stava nascendo, e stava nascendo da secoli, ma con un ritmo che ai nostri giorni si era fatto sempre più accelerato. Il 1917 fu l’anno in cui venne sancito l’atto della sua nascita ufficiale.

Il fatto che il centro del movimento fosse in Galizia, distinse e separò anche politicamente la nuova nazione dal destino comune dei popoli della Russia; e rese per essa più semplice il passaggio dall’ideologia federativa di Kostomarov e Dragomanov4 all’idea di «autonomia».

C’era anche un altro movimento tra i popoli della Russia il cui centro era all’estero e che avevamo completamente trascurato. Si trattava del movimento panturco, che collegava il risveglio letterario e politico dei tatari russi con la rinascita della Giovane Turchia.

I nazionalisti russi furono i primi a rendersi conto del pericolo che minacciava l’impero. E risposero con un rafforzamento della russificazione, con vessazioni nei confronti dei non russi, con l’irrisione degli ucraini e i pogrom antiebraici, facendo così di tutto per alimentare le scintille del separatismo. Gli ultimi due imperatori, discepoli e vittime dello slavofilismo reazionario, non avendo alcuna idea di cosa fosse lo stile imperiale della Russia, lo distrussero sino alle radici. Solo alla vigilia della prima rivoluzione, l’intelligencija rivoluzionaria seppe riconoscere le esigenze dei movimenti nazionali minoritari. Alcuni partiti di sinistra (non i bolscevichi) inclusero nel loro programma la struttura federale della Repubblica russa. In questa situazione ci ha trovati il 1917.

Leggi il saggio completo
G. Fedotov, Il destino degli imperi 

 

Georgij Fedotov

Storico e pensatore russo (1886-1951), emigrato nel 1925, visse e operò a Parigi, dove nel 1931 fondò la rivista «Novyj grad». Con la secondo guerra mondiale emigrò a New York, dove morì.

LEGGI TUTTI GLI ARTICOLI

Abbonati per accedere a tutti i contenuti del sito.

ABBONATI