11 Febbraio 2020

Gustaw Herling nel mondo a parte

Svetlana Panič

Lo scrittore descrive dettagliatamente il mondo rovesciato del GULag, crudele quanto irrazionale. E testimonia che la disumanizzazione non l’aveva vinta. C’era chi lottava ogni giorno per la propria dignità.

(seconda parte)

Su cosa testimonia il narratore Gustaw Herling? Sul mondo e sull’uomo, sulla disumanizzazione e sulla resistenza ad essa. In sintesi, egli crea un dettagliato diario di viaggio, un’enciclopedia dell’«inferno sovietico», con una scrupolosa descrizione, alla maniera degli storici dell’École des Annales, delle sue categorie cosmiche e sociali. In questo mondo esiste un proprio cronotopo (diverso da quello della «realtà esterna»), il tempo del «grande dolore» si conta a partire dalle Purghe del 1936-37:

«Nella mente di quei vecchi prigionieri russi, che furono così fortunati da sopravvivere agli anni della “grande purga” e della “costruzione del socialismo in un solo paese”, fondata sull’impiego in massa del lavoro forzato, “il Trentasette” è una data simile a quella della nascita di Cristo nella mente di un cristiano, o della distruzione di Gerusalemme per un ebreo ortodosso. Accadde nel Trentasette: udii sempre pronunziare queste parole nel campo con un mormorio pieno di terrore, e di insanabile sofferenza, come se quello fosse stato un anno di carestia, di peste e di guerra civile». (Herling, p. 28)

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Svetlana Panič

Filologa, traduttrice, è ricercatrice presso l’Istituto Solženicyn “Casa dell’Emigrazione russa”, Mosca.

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