13 Luglio 2018

I fondamenti oggettivi della società

Nikolaj Berdjaev

Nella ferocia del lager Varlam Šalamov constatò «la straordinaria fragilità della cultura umana, della civiltà». Berdjaev lo constatò nel campo della politica, toccando il cuore del problema. A 100 anni dall’eccidio della famiglia imperiale.

L’andamento della rivoluzione russa ha mostrato che il nostro bisogno fondamentale ed essenziale è un bisogno di cultura, di sapere, abbiamo bisogno di un rapporto più cosciente con la vita sociale. Siamo circondati dalle tenebre e mossi da forze naturali inconsce.
In queste tenebre sono immerse non solo le masse popolari ma anche ampie cerchie dell’intelligencija russa. L’intelligencija rivoluzionaria russa, che pretende di portare la luce al popolo, non è mai stata caratterizzata da una formazione, da un’educazione e da una cultura autentiche; è sempre stata poco colta, e la sua coscienza è sempre stata soltanto sfiorata da un’educazione superficiale. Ma questa pseudo-cultura, questa formazione superficiale è peggio della perfetta incultura nella quale vive il popolo, se il popolo non ha ancora perso la propria fede organica immediata. Una cultura superficiale porta facilmente alla negazione nichilistica di tutte le cose sacre e di tutti i valori.

Nell’intelligencija russa questa pseudo-cultura ha generato appunto quel nichilismo in cui molti vedono un prodotto originale dello spirito russo. Quando questo nichilismo semiculturale si diffonde nelle masse popolari e sostituisce nell’anima del popolo la fede ormai esausta, inizia anche il disfacimento di tutta la vita della nazione, dello Stato e della cultura. E allora si inizia a rendersi conto che ciò di cui abbiamo bisogno più di ogni altra cosa è una cultura autentica, che non abbia nulla in comune con una formazione puramente intellettualistica e negativa. Una cultura autentica ci insegnerebbe esattamente quello che non ci insegna questa nostra mezza cultura: la conoscenza dei principi oggettivi sui quali si fonda la società. E allora non avremmo quell’orgia sfrenata di fantasticherie sociali e di arbitrio soggettivo individuale cui ci tocca invece di assistere giorno dopo giorno. Una cultura puramente intellettualistica, cioè una mezza cultura, non è in grado di svelare la ragione oggettiva che guida la vita sociale, i suoi principi oggettivi, ed è sempre foriera di un soggettivismo individualistico, favorendo l’insensibilità alla storia e l’ignoranza dei fondamenti naturali della vita sociale. Per la mezza cultura dell’intelligencija russa, l’idea che vita naturale e sociale segua delle leggi precise viene percepita come un pregiudizio fin troppo «borghese» e comunque non vincolante per il pensiero rivoluzionario, autenticamente proletario. Altrettanto «borghesi» sembrano altresì tutte le norme della vita sociale radicate nel modo comune di pensare e di sentire. Ogni forma di consapevolezza dei condizionamenti imposti alla vita sociale da principi cosmici oggettivi viene considerata un prodotto del pensiero «borghese» da quanti ritengono invece di pensare «da proletari» , cioè senza alcuna tradizione di pensiero e senza alcun legame con le fonti più profonde della vita. Questo pensiero «proletario» non vuole neppure sentir parlare della patria e delle tradizioni, nutre cioè una sorta di avversione naturale nei confronti dei fondamenti più profondi delle cose e delle radici profonde della realtà. È appunto un nichilismo ostile a qualsiasi cultura e orgoglioso di poter manifestare ad ogni occasione l’arbitrio illimitato dei figli che hanno troncato ogni rapporto con i padri. Questo tipo di pensiero «proletario», caratteristico della mezza cultura dell’intelligencija non fa il benché minimo sforzo per cercare di cogliere e di conoscere i fondamenti più profondi della società perché questo lo introdurrebbe nelle profondità segrete della vita cosmica e porrebbe dei limiti all’arbitrio individuale.

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Nikolaj Berdjaev

Filosofo russo (1874-1984).

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