23 Novembre 2018

Cercando la verità dentro il conflitto

Francesco Braschi

Il contendere che oppone i patriarcati di Costantinopoli e di Mosca in merito alla Chiesa ucraina prosegue a colpi di azioni e reazioni. A parte le implicazioni politiche, si tratta innanzitutto di una vicenda che tocca al cuore la vita della Chiesa.

Dall’aprile di quest’anno abbiamo assistito a una vera e propria escalation della tensione tra i patriarcati di Mosca e Costantinopoli, che si misurano sul «territorio canonico» della Chiesa ucraina, riguardo al quale ambedue rivendicano un diritto di giurisdizione. Tuttavia, in quanto sta accadendo ora si rendono evidenti tensioni latenti da tempo, che non riguardano solo le Chiese russa e costantinopolitana ma anche altri conflitti relativi all’appartenenza canonica di Chiese locali, che si trovano per lo più a far parte di nuove entità statali nate dalla disgregazione dell’ex-Jugoslavia o dell’ex-Unione Sovietica. Tali conflitti rendono evidente come anche l’ortodossia si trovi davanti a un vero e proprio mutamento d’epoca, che vede la crisi della concezione ecclesiologica – basata sul principio di autocefalia e di reciproca non ingerenza tra le Chiese locali su base nazionale – dominante nell’ultimo millennio, sempre più sfidata dall’accentuarsi della mobilità delle persone e dalla globalizzazione, che favorisce il fenomeno definito dal cardinal Scola «meticciato di civiltà». Ma ad essere messo in crisi non è semplicemente un modello organizzativo: la domanda più profonda riguarda l’urgenza della testimonianza che il mondo si attende dai cristiani, e l’offuscarsi della consapevolezza che l’annuncio del vangelo e la celebrazione della divinoumanità di Cristo costituiscono il senso dell’esistenza della Chiesa.
Già nello scorso mese di maggio, e poi ancora all’inizio di ottobre, papa Francesco ha indicato la posizione della Chiesa cattolica relativamente a questi fatti: nessun intervento diretto nelle vicende interne all’ortodossia, ma un intenso accompagnamento nella preghiera per l’unità della Chiesa e per la sconfitta del divisore, cioè il diavolo. Seguendo il suo invito, riteniamo importante, per la nostra rivista, non solo informare sui fatti, ma anche – e soprattutto – mettere in evidenza quelle voci dal mondo ortodosso che possono testimoniarci cosa stia emergendo alla coscienza dei credenti, come attestazione della presenza continua ed efficace di Cristo. Siamo certi che una maggiore consapevolezza possa favorire in noi cattolici una più vera partecipazione alle vicende degli ortodossi, tale da mostrarci come nella sincera com-passione, quando cioè si accolgono come propri lo struggimento e la sofferenza dei fratelli, si intraveda già ora una reale unità che genera un’aurora di speranza anche in tempi difficili.

Francesco Braschi

Sacerdote, dottore in Teologia e Scienze Patristiche, dottore della Biblioteca Ambrosiana di Milano e direttore della Classe di Slavistica dell’Accademia Ambrosiana. È membro della Congregazione del Rito ambrosiano e della Commissione diocesana per l’Ecumenismo e il Dialogo della diocesi di Milano.

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