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La pace nuova del Risorto

La prima parola che il Signore dice agli apostoli presentandosi a loro dopo essere risorto è: «Pace a voi». Non è solo un saluto, è un annuncio, perché dopo che Lui è morto e risorto c’è un altro modo per essere in pace. Da un'omelia di p. Scalfi.

La prima parola che il Signore dice agli apostoli presentandosi a loro dopo essere risorto è: «Pace a voi». E non si tratta semplicemente di un saluto, è un augurio, è più che altro un annuncio.
Perché dopo che Lui è morto e risorto la pace è un’altra cosa. C’è un altro modo per essere in pace. San Paolo dice nella lettera ai Colossesi: Piacque a Dio di far abitare in Lui ogni pienezza e di rappacificare gli uomini e tutte le cose che sono in cielo ed in terra.
La pace nuova che ha portato Cristo non è un modo di comportarsi per stare in pace, ma è una persona, è Lui stesso la pace. Questo noi lo dobbiamo tenere presente specialmente in questo periodo di Pasqua. Questa novità che è Cristo fra di noi, è la nostra pace. Una pace che non è semplicemente da augurare, ripeto. È Lui che è la pienezza di tutto, è il compimento di tutto, come dice san Paolo. Una pace che rasserena profondamente i nostri cuori.

Cosa dobbiamo fare allora noi?
Prima di tutto, ogni volta che ci arrabbiamo vuol dire che manchiamo di fede. Perché facciamo dipendere la pace dalle circostanze più o meno favorevoli. In questo modo siamo sempre più dipendenti dalla realtà che è fuori di noi. Non siamo più liberi.
La vera libertà è quella che ci dà Cristo, è da Lui che aspettiamo la pace. Lui che è la pienezza di tutti i beni, può veramente portare a ciascuno di noi la pace profonda, unica e vera pace che è il compimento del nostro desiderio più profondo di vivere la pienezza della vita.
Ricordiamolo ogni volta che ci arrabbiamo, che siamo scontenti della nostra vita, che siamo disperati: non è perché le cose vanno male, ma perché la nostra fede è debole. Non viviamo la risurrezione di Cristo e non consideriamo che Lui è l’unico e vero bene che può veramente pacificare. Una pace vera, totale, completa. Lui, Lui solo. Si tratta di riconoscerlo.
Non c’è una tecnica per essere pacifici. Gli psicologi potranno forse consigliare, ma il cristianesimo indica che il modo per essere in pace è riconoscere in Cristo il fondamento della pace in tutte le situazioni, anche nelle più disperate Lui è in grado di portare la pace, sempre. Naturalmente bisogna confidare in Lui, e credere che Lui è in grado veramente di soddisfare il profondo desiderio dell’uomo.

Questo vale sia per la persona che per la società. Noi ci meravigliamo di una società che è sempre più confusa, sempre più divisa, matrimoni che si rovinano anno dopo anno. Sono più del 50% le coppie che si dividono, come mai?
È una condizione economica tragica che costringe il mondo a separarsi? No!
Io ricordo ai miei tempi, 90 anni fa, si stava cento volte peggio economicamente parlando, ma non so se eravamo meno in pace di adesso. Io non riesco a capire come mai si sposano e dopo pochi mesi si separano, perché?
Non c’è più il riferimento che consolida la pace, un fondamento positivo veramente stabile. Allora restano il sentimento, l’istinto. L’umanità diventa sempre più simile alle bestie, vive secondo l’istinto e non secondo la fede. La fede ci dà la possibilità di superare tutte le difficoltà, anche le più disastrose.

C’è un santo che è morto nel lager, in Unione Sovietica, che diceva che i giorni più belli erano stati quelli passati in lager: 12 anni di lager ed era stato felice. È possibile? Certo che è possibile. Lui diceva che lì aveva incontrato Cristo ed aveva vissuto con Cristo.
Il problema è lo stesso anche per noi: incontrare Cristo, vivere con Cristo. Non semplicemente credere, ma sapere che è in compagnia costante con noi, e che questa compagnia è sufficiente per soddisfare tutti i nostri desideri. Allora noi lo sperimentiamo a tutte le età, fino a 90 anni di sicuro…, probabilmente anche dopo.



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