8 Gennaio 2018

Una benedizione che è per tutti

Redazione

In maniera diretta o indiretta tutto ciò che è legato alla figura e all’eredità di padre Scalfi permane nella scia dell’unità della Chiesa che lui stesso ha perseguito per tutta […]

In maniera diretta o indiretta tutto ciò che è legato alla figura e all’eredità di padre Scalfi permane nella scia dell’unità della Chiesa che lui stesso ha perseguito per tutta la vita.
Il 6 gennaio 2018, festa dell’Epifania del Signore, è stata benedetta e consacrata, nel cimitero di Seriate, la croce che si erge sulla tomba del fondatore di Russia Cristiana.
Tutto è stato essenziale, semplice e solenne nel breve rito, siglato dalle splendide parole della preghiera bizantina della benedizione, recitata da monsignor Francesco Braschi: «Per il tuo popolo, sia questa Croce protezione potente, conferma della fede, incremento della speranza, vittoria in tutte le lotte e crescita di tutte le virtù; per tutti quanti si inchineranno a questo segno e presenteranno suppliche possa tu essere un ascoltatore misericordioso, e per tutti generoso datore di perdono e di salvezza».

Per primi gli artefici materiali del monumento funebre sono stati attratti e coinvolti dallo spirito di unità di padre Romano, come ha testimoniato da lontano Aleksij Čekal’, il calligrafo che ha curato l’iscrizione sulla lapide: «Oggi, giorno del Natale ortodosso, la provvidenza ha voluto che ricevessi da Seriate le fotografie della tomba di padre Romano Scalfi, che uniscono il Natale d’Occidente con quello d’Oriente. Per esprimere un gesto ultimo di gratitudine e realizzare questo progetto quattro persone si sono riunite sotto l’ala degli amici italiani: l’ideatore del monumento l’architetto Marco Molon, l’autore della croce a bassorilievo lo scultore Sergej Antonov, l’autrice della traduzione russa del testo di san Giovanni Crisostomo, la poetessa Ol’ga Sedakova, ed io, che ho ideato i caratteri grafici che facessero da ponte tra l’alfabeto cirillico e l’epigrafia latina, come simbolo dei legami umani e religiosi che padre Romano cercava tra la Chiesa orientale e occidentale».

Sulla pietra tombale sono state infatti incise, nella versione russa e italiana, le parole dell’omelia pasquale di san Giovanni Crisostomo, che padre Romano ha tanto amato e che perfettamente rispecchiano l’origine della sua letizia: «Dov’è o morte il tuo pungiglione? Dov’è o inferno la tua vittoria? È risorto Cristo e sei precipitato. È risorto Cristo e sono caduti i demoni! È risorto Cristo e gioiscono gli angeli! È risorto Cristo e la vita trionfa! È risorto Cristo e non c’è più un sol morto nel sepolcro! Cristo infatti si è svegliato dai morti e si è fatto primizia dei dormienti! A Lui la gloria e il potere nei secoli. Amen».

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