20 Ottobre 2020

Quelli che non temono né Dio né gli uomini

Andrej Desnickij

Biblista, traduttore, pubblicista, scrittore, dottore in filologia. Dal 1994 lavora all’Istituto di Studi orientali presso l’Accademia russa delle Scienze.

C’è in una parabola del Vangelo il personaggio del giudice che «non temeva Dio e non aveva riguardo per nessuno» (Lc 18,1).

È esattamente questa l’espressione che viene in mente quando si cerca di capire la logica d’azione dei governanti di Russia e Bielorussia.

Ma cosa credete di poter fare contro di noi? Per gli altri paesi abbiamo pronto il bottone nucleare, per i nostri sudditi abbiamo la tivù e frotte di giovanotti delle forze dell’ordine, onnipossenti e anonimi (ma di che forza parliamo, fratelli miei?).

Tutto questo è incominciato in sordina, in alcuni casi speciali. Poi nella campagna di Crimea è sbocciato alla grande. Oggi metastatizza ovunque. Il famoso dottor Mjasnikov ha fatto una bella rivelazione: se i medici avessero voluto ammazzare Naval’nyj (leggi: se glielo avessero ordinato), lo avrebbero ammazzato.

Noi siamo fatti così. E allora?

A noi che siamo rimasti a vivere in questo paese, tocca avere a che fare con tutto questo. Ma non ci tocca per forza giustificarlo. Non ci tocca per forza abituarci a una simile banalità del male.

E adesso vorrei fare una domanda ai maestri della cultura, agli «addetti ai lavori» e ai cantori del regime: ma siete veramente sicuri che sia questa morale da bassifondi il tanto decantato «rimetterci in piedi», il codice di civiltà, l’esempio per tutta l’umanità?

Ma non avete riguardo a blaterare ancora?

Quanto a quelli che ci infilano pure frasi come «spiritualità, ortodossia, terza Roma, regno di Dio in terra» consiglio di temere perlomeno Dio.

Lui la vista ce l’ha lunga.