4 Settembre 2020

Atti del convegno “Universalità e storie particolari”

Adriano Dell’Asta

Il volume raccoglie gli interventi al convegno Universalità e storie particolari – la vocazione della Chiesa, svoltosi presso la Fondazione Russia Cristiana nell’ottobre 2019. Ne anticipiamo l’introduzione.

L’universale e il particolare, la comunione e l’identità, l’appartenenza a una comune e indivisibile unità e l’appartenenza a una storia particolare, l’apertura e l’accoglienza dell’universale e l’irripetibilità di ogni singolo essere umano: sono altrettanti aspetti del reale che nel convegno dell’anno scorso si era cercato di articolare, reagendo alla sfida che veniva allora dalla crisi apertasi nei rapporti tra i due patriarcati ortodossi di Mosca e di Costantinopoli, tra i quali sembrava non esservi più alternativi tra un’unità coatta e un’autonomia che diventava rifiuto dell’altro.

Ovviamente il problema andava ben al di là del caso considerato che, pur con tutta la sua importanza e drammaticità, era pur sempre legato a circostanze specifiche; e questa centralità si fa ancora più evidente adesso che pubblichiamo gli atti del convegno, quando le tensioni di allora non sono più sotto le luci della ribalta: anzi, la questione che stava al cuore della vicenda, l’articolazione dell’unità e della diversità, si è fatta ancora più acuta e centrale. La crisi prodotta dalla pandemia ci ha posti, ancora una volta e nella maniera più dolorosa, di fronte alla nostra incapacità di trovare le ragioni di un’unità, che non sia il semplice compromesso e che non sia l’altrettanto semplicistica negazione del problema.

Le divisioni sono scoppiate su tutto; e non si tratta soltanto delle controversie nostrane tra i diversi livelli del potere (centrale o periferico), tra le diverse modalità di gestione dell’emergenza (con un’enfasi sulle strutture private o pubbliche, di eccellenza o di base) o tra le diverse letture della natura stessa della crisi (semplice influenza o reale e grave pandemia). In fondo alcune di tali questioni si sono già rivelate, alla prova dei fatti, nella loro assurdità: si pensi soltanto alla questione del covid che qualcuno all’inizio ha presentato come una banale influenza.

Ma come dicevamo, il problema non dipende da questioni o dispute di casa nostra: l’aggravamento delle tensioni internazionali, che ha ormai raggiunto livelli che non si vedevano più dai tempi della guerra fredda, è una dimostrazione più che evidente di quanto stiamo dicendo, si pensi ad esempio alle controversie sul come affrontare la pandemia o sul come conteggiarne le vittime, alle tensioni che si sono create in Europa tra alcuni Stati del nord e la maggior parte degli altri Stati e, in un crescendo di pericolosità, alle accuse che si sono lanciate Cina e Stati Uniti circa la natura e l’origine del virus e al ormai conclamato scontro di opposte propagande.
Anche queste tensioni andranno affrontate e bisognerà cercare di risolverle.

convegno

Non ci si può tuttavia nascondere che il problema è più radicale: la divisione si è insediata nel cuore della gente; dopo e insieme alle grandi manifestazioni di generosità, di dedizione e di gratuità cui abbiamo assistito nel corso della pandemia, si è diffusa anche un’atmosfera totalmente diversa, fatta di accuse, di sospetti, di recriminazioni che hanno la loro manifestazione più clamorosa nel complottismo, nella ricerca di un colpevole ad ogni costo e per ogni mancanza.
È questo l’aspetto più grave della situazione attuale, che rischia di vanificare ogni sforzo e che rischia persino di paralizzare ogni iniziativa di fronte a questa universale dimenticanza di un terreno comune sul quale ci si può di nuovo incontrare per ricominciare a discutere insieme.
Ed è a questo livello che i contributi del nostro convegno dimostrano una loro significativa attualità, perché la divisione che stiamo vivendo è molto simile, in fondo, a quella che ricorda padre Ibrahim Alsabagh, quando la descrive nel suo aspetto più tremendo, perché strisciante e quasi inavvertito, come la perdita della fiducia nell’altro e quindi, come l’inevitabile percezione dell’altro sotto la forma di un nemico.

Di fronte a questo livello della crisi, il primo passo, esattamente come ci ricordano in forma diversa gli interventi qui presentati, è sempre quello di una ricostruzione dell’uomo, si chiami essa, in termini cristiani, conversione e riscoperta della carità come dimensione strutturale della vita umana; si chiami essa, in termini più neutri riscoperta del bene comune e dell’inevitabile dimensione sociale dell’essere umano. In entrambi i casi la riflessione sulla storia e la natura della Chiesa e dell’esperienza cristiana hanno qualcosa da dire all’uomo contemporaneo, per un verso in quanto riscoperta della dimensione ineliminabilmente personale dell’incontro con Dio che introduce il singolo nella comunione della Chiesa universale e, per un altro verso, in quanto riscoperta dell’ineliminabile ruolo della libertà personale, come risposta al passo di Dio che sempre ci precede.

In questa antinomia della libertà umana e dell’iniziativa di Dio si giocava l’anno scorso la possibilità di affrontare con una speranza le tensioni inter-ecclesiali, come si gioca oggi la possibilità di superare una divisione che pare invincibile.


universalità e storie particolari

Il volume è acquistabile nell’e-shop, pp. 128, € 7,00

Interventi di:
• A. Dell’Asta, L’articolarsi di diversità e identità in Vladimir Solov’ëv. L’esperienza di Cristo
• G. Parravicini, Padre Sergij Bulgakov: la scoperta della dimensione universale della Chiesa e la ferita della divisione
• G. Paolucci, Le migrazioni e la sfida dell’incontro tra culture
• V. Zelinskij, La vita di un parroco davanti alla sfida della divisione
• A. Struve, Nella mia vita il dramma dello scisma
• I. Alsabagh, Unità ed ecumenismo in Medio Oriente
• A. Šiškov, Universalità e natura della Chiesa nel pensiero di padre Aleksandr Šmeman
• F. Braschi, Una riflessione cattolica sui carismi, possibile punto di sintesi tra universale e particolare

 

Adriano Dell’Asta

È docente di lingua e letteratura russa presso l’Università Cattolica. Accademico della Classe di Slavistica della Biblioteca Ambrosiana, è vicepresidente della Fondazione Russia Cristiana.

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