16 Aprile 2017

L’eco del Risorto

Redazione

Qualche giorno fa abbiamo ricevuto una lettera dalla provincia russa, dalla cittadina di Tambov: un lettore che, essendosi procurato alcuni testi da noi tradotti in russo quasi vent’anni fa (una monografia su Balthasar e L’uomo alla ricerca di Dio. La domanda dei filosofi di Norbert Fischer), ci scrive: «… Ma cosa mi avete fatto? Ho cominciato a leggere e mi sono sentito girare la testa dall’imponenza a cui mi sono trovato davanti… Non riesco a strapparmi a queste letture, tanto mi sento vicino a quello che dicono gli autori. Le domande, le citazioni – è tutto talmente mio, me lo sento così vicino, per molta parte è esperienza vissuta mia… Grazie, ancora una volta, un grazie ardente!!!».
Quando Cristo parlava del seme caduto nel terreno, che deve morire per portare frutto, parlava innanzitutto di sé, del suo corpo che sarebbe stato nascosto nei recessi della terra e del suo spirito che sarebbe disceso agli inferi nei giorni del grande silenzio che precede la Pasqua. Ma il lavorio segreto di quel seme, lo «sforzo della Resurrezione», come dice Pasternak, da quel momento non ha più interruzione. E quando, di tanto in tanto, all’improvviso ci è dato di vederne i risultati, non possiamo non essere innanzitutto commossi dal fatto che – di qualunque cosa si tratti, magari di libri che hanno dormito per vent’anni ma all’improvviso sono diventati vita per qualcuno – si tratta dell’eco del Risorto.

Agli inizi della settimana santa si è concluso uno stage organizzato dalla nostra Fondazione per un gruppo di studenti di pedagogia dell’università di Vladimir. Erano previsti incontri in alcune scuole, per esaminarne il progetto educativo, lezioni e visite culturali per approfondire il messaggio delle diverse epoche storiche. Ma la vera posta in gioco – la domanda umana e religiosa che emerge per noi oggi, e la possibilità di un’unità reale – è stata fissata fin dalla presentazione dello stage da uno degli studenti, che riferiva l’amara osservazione del suo parroco, nel salutarlo alla vigilia della partenza: «Vedrai, vedrai, in Occidente il cristianesimo ormai è confinato nel sottosuolo…».
Nel corso dello stage è andata gradualmente emergendo un’ipotesi opposta – e non perché l’Occidente sia tanto più cristiano della Russia, o perché i nostri ospiti si siano accorti che l’odio dell’Occidente nei confronti della Russia, di cui nel loro paese si fa un gran parlare, in realtà non esiste, è un puro prodotto propagandistico. L’ipotesi che si è andata affermando è che la speranza esiste perché esiste già un’unità, e nel lavoro comune l’abbiamo riscoperta: affonda le sue radici nell’umanità stessa, trasfigurata da Cristo, e questo misteriosamente fa sì che uno stage – come ci ha scritto uno dei partecipanti – «ci avvicini alla gioia pasquale». È qui la vera «rivoluzione», che si è declinata per i nostri giovani amici in una serie di scoperte grandi e piccole, dall’amicizia con altri studenti alle scoperte avvenute attraverso le lezioni, dalla bellezza delle opere d’arte alla gioia di vedere le montagne e di toccare il mare…

Poche ore prima dell’inizio dello stage c’era stata l’esplosione nella metropolitana di San Pietroburgo. Iniziando la lezione introduttiva, Adriano Dell’Asta ha lanciato una sfida: «Se il ritrovarci insieme a parlare della bellezza non può contenere anche il dolore e la redenzione per le vittime di questo terribile atto, il nostro lavoro sarebbe alienante e disumano». Una settimana dopo, nella lettera di ringraziamento che gli studenti ci hanno mandato, la risposta: «Insieme potremo superare tempi duri e trovare un nuovo sostegno per l’unità. Voi avete rinsaldato in noi questa speranza». Un altro piccolo seme, un’altra eco del Risorto.

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