25 Aprile 2016

Ljudmila Ulickaja: Lettere dal passato

DI Redazione

Лесница Якова
Изд. АСТ
2015

Trovare le lettere di un nonno mai conosciuto. Riuscire a leggerle solo molti anni più tardi, dopo aver trovato il coraggio di capire, di conoscere la storia della propria famiglia, di affrontare quella che, in fin dei conti, è la propria storia.
Un’esperienza personale questa che la penna di Ljudmila Ulickaja trasforma in un romanzo Lestnica Jakova (La scala di Giacobbe), la sua ultima opera. Pubblicato in Russia nel 2015, il libro è stato presentato lo scorso 31 marzo al Centro Culturale «Biblioteca dello Spirito» di Mosca.
Il romanzo abbraccia circa cento anni di storia russa, dalla fine dell’Ottocento al 2011, percorrendoli, come scendendo degli scalini, attraverso tre generazioni di una stessa famiglia. Nucleo della narrazione è l’intrecciarsi dei destini di Jakov Oseckij, un intellettuale nato alla fine dell’Ottocento, e di sua nipote Nora, un’artista di teatro. Il loro incontro, però, avviene solo all’inizio del XXI secolo, quando Nora decide di leggere le lettere che suo nonno e sua nonna si erano scritti a lungo, venendo così a conoscere la verità sulla propria famiglia.
Così come Nora, anche l’autrice ha scoperto molto di sé attraverso quelle lettere, molto più di quanto non si sarebbe mai aspettata. Si è resa conto di essere incredibilmente simile a quel nonno che non ha mai conosciuto, di condividere con lui caratteristiche fisiche, modi di fare, abitudini, interessi. E se questa particolare caratteristica proviene dal nonno, quest’altra dalla nonna, un’altra dal padre e un’altra ancora dalla madre, allora chi è Ljudmila Ulickaja? Cosa siamo noi? Il nostro io diventa così qualcosa di molto relativo, di sfuggente. Di fronte a questa domanda l’autrice non poteva non rimettersi a scrivere.

È però con lo sguardo del genetista che Ulickaja, oggi una delle voci più autorevoli della letteratura russa contemporanea, osserva il mondo che la circonda. Laureatasi in biologia a Mosca, ha lavorato infatti all’Istituto di Genetica dell’Accademia delle Scienze dell’Unione Sovietica, fino a quando nel 1970, entrata in contrasto con il regime, ha iniziato a dedicarsi alla letteratura. Ma la sua formazione non può non riemergere e influenzare il suo modo di percepire il mondo: la scrittrice legge infatti la scoperta di questa somiglianza con un nonno mai conosciuto come una dimostrazione della teoria genetica per cui ognuno di noi trasmette alle generazioni successive una parte di sé e in questo modo sopravvive in esse; i nostri antenati rivivono in noi, sono la nostra storia; e questa storia si trova nel nostro codice genetico, le «lettere del nonno» iscritte dentro ciascuno di noi.

La scrittrice spiega di essere entrata in possesso di queste lettere negli anni Sessanta, ma solo nel 2011 ha trovato il coraggio di aprirle: perché attendere tanto, cosa le ha impedito di leggerle subito? Fondamentalmente il timore di scoprire qualcosa di diverso rispetto a quanto sapeva della sua famiglia; il timore di affrontare il passato, sia il proprio come pure la difficile storia del suo Paese. È spesso molto doloroso per il popolo russo rievocare ciò che è stato, si preferisce tacere e guardare avanti. Molti ritengono che ancorarsi al passato impedisca lo sviluppo della civiltà. Ma, al contrario, sostiene Ulickaja, la Russia ha bisogno di parlare del proprio passato, di confrontarsi con esso, proprio per poterlo superare e costruire così il futuro. Il confronto con il proprio passato nazionale deve partire innanzitutto dal basso, dalla conoscenza di quello familiare. Il passato di una nazione, sostiene la scrittrice, è fatto di tante esperienze individuali e quotidiane che non devono andare perdute. Ed è così che Ulickaja contribuisce a tramandare la memoria storica del proprio Paese: dando voce in un romanzo alla storia della propria famiglia.

È sorta allora spontanea tra il pubblico in sala una riflessione su cosa sia la famiglia oggi. Afferma la scrittrice che qualcosa è cambiato nel concetto di famiglia a livello sociale: innanzitutto le famiglie sono oggi meno numerose e i parenti hanno perso quel ruolo centrale nella vita dell’individuo che possedevano in passato; sono stati sostituti da stretti legami di amicizia, ma forse anche questi appartengono già ad una generazione ormai passata. La famiglia di oggi, afferma Ulickaja, è anche «l’orgoglio di un marito italiano per la propria moglie russa e per i proprio figli che parlano sia italiano sia russo». Sempre più diffuse sono infatti le famiglie in cui coesistono più culture, più lingue, più religioni. Numerose sono le difficoltà che queste famiglie incontrano, ma allo stesso tempo il confronto culturale rende più tolleranti e obbliga a mettere in discussione i molti automatismi che caratterizzano la nostra vita.

In Lestnica Jakova Ulickaja racconta la propria famiglia riportando le lettere del nonno e realizzando così un’opera con uno stile prevalentemente documentario. È questa una tendenza che sembra essere molto diffusa e apprezzata nella letteratura contemporanea: lo dimostra l’attribuzione del premio Nobel a Svetlana Aleksievič, scelta criticata da molti, in quanto si tratterebbe di prosa documentaria e non di letteratura vera e propria. Secondo Ulickaja, invece, si tratta semplicemente di uno spostamento dell’interesse della letteratura stessa, del modo in cui l’arte vive e si sviluppa: se trent’anni fa si leggevano libri di fantasia, oggi al lettore questo non basta più, è la realtà che gli interessa. Il mondo sta cambiando tanto rapidamente che persino fantasticare sul futuro risulta impossibile. È comprendere il presente ciò di cui abbiamo bisogno oggi. E la letteratura può aiutarci a farlo esplorando le radici e le evoluzioni di questa nostra contemporaneità.

Tutto questo è Lestnica Jakova: un incontro tra due generazioni, tra i destini di due individui concreti; la narrazione di un presente, reale e quotidiano, che per essere compreso ha però bisogno del proprio passato, altrettanto reale e quotidiano.
A volte, afferma la stessa Ljudmila Ulickaja, la realtà dell’individuo, la sua vita, la sua quotidianità, possono essere molto più interessanti di quanto l’uomo sia in grado inventare.
Elena Tagliaferri

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