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Polonia, tra solidarietà e Stato «sacralizzato» (2)

La Polonia sta vivendo un processo di cambiamento. La patria di Solidarność si chiude sulla difensiva davanti all’Europa che cambia. Turbata dal conflitto tra militanza e testimonianza, ha bisogno del discernimento della Chiesa. Seconda parte del dossier.

Accanto a quello del nazionalismo e dell’identità cattolica della Polonia, c’è un altro problema che ha acceso gli animi e ha diviso ulteriormente il paese, quello dei rifugiati.
La «casa polacca», ha osservato un religioso, è rimasta chiusa ai profughi. Anche se le paure trovano giustificazione negli episodi negativi accaduti in alcuni paesi europei, la portata di questa scelta è enorme per tutta la nazione, e gravida di pesanti strascichi.
…Mentre alcuni vescovi hanno cercato di sensibilizzare i fedeli sul problema dell'accoglienza, i media hanno rinfocolato le paure: è stata creata un'immagine unilaterale e falsa dei rifugiati e questo anche per bocca delle massime autorità dello Stato. Di conseguenza, la maggior parte dei polacchi sono contrari ad accogliere i profughi.
(…) La forte tradizione di solidarietà richiede di essere recuperata e ricompresa, anche davanti a piccoli episodi di razzismo che denotano un patriottismo difensivo, nutrito di paura, e fanno sospettare che il problema non sia tanto quello di una minaccia all’identità ma quello di un’identità che non sa definirsi se non nella forma della contrapposizione e della negazione del diverso.
(…) La via dell’incontro e dell’apertura al diverso, come la via della tolleranza, non sono meno tradizionali e meno cristiane di tante posizioni che si presentano come le uniche detentrici dell’identità cristiana. La sfida che resta aperta dopo questo riconoscimento è, tuttavia, quella di non trasformarlo a sua volta in un nuovo anatema di segno opposto.


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