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Quattro «eroi invisibili» premiati a Praga

Nei paesi dell’ex-blocco socialista sussiste il problema della memoria, innanzitutto la memoria dei due totalitarismi del XX secolo. Alcuni storici cechi hanno creato l’associazione Post Bellum che si concentra soprattutto sulla «memoria del bene».

Il 17 novembre scorso, in occasione della festa nazionale, Post Bellum ha premiato quattro ex-detenuti «politici»: la slovacca Mária Luptáková Matejčíková, e i cechi František Suchý, Otto Šimko e don František Lízna. Quattro vicende diverse di «eroi invisibili» che hanno segnato l'epoca passata e che sono state presentate presso il Teatro nazionale di Praga con la diretta delle tv ceca e slovacca.
«La mia porta è aperta non-stop per tutti, ho scritto proprio così all'ingresso della casa parrocchiale – racconta padre Lízna. – Ho accolto molta gente, qualcuno mi ha anche derubato. Per un attimo mi arrabbiavo ma poi mi dicevo che alla fine va bene così, mi avvicino di più all'ideale che Dio ha voluto per me».
Don František è un sacerdote che lavora molto con gli «ultimi» e gli emarginati, come i rom che da sempre gli sono simpatici mentre hanno una pessima nomea tra i suoi compatrioti. «Ritengo che i rom siano brava gente e che possano dare qualcosa al nostro popolo, anche se lavorare con loro è molto difficile. Quando tre anni dopo l'89 c'è stato il censimento, io mi sono presentato apposta come rom anche se non lo sono. Molti pensavano che fossi impazzito, ma l'ho fatto proprio per coloro che preferiscono tenerseli a distanza».
L'anziano gesuita non teme di scandalizzare nessuno: «Ho accolto anche due trans. Il primo è capitato di notte: apro e mi vedo davanti Silva, una ragazza rom scappata da un istituto cattolico. Mi chiede alloggio e un lavoro, alla fine è rimasta da me per 14 anni ….Mia mamma mi ha rimproverato dicendo che avevo disonorato tutta la nostra famiglia».
Rispetto alle resistenze nell'accoglienza ai profughi, presenti anche in Repubblica ceca, don František ha le idee chiare: «Sono contento quando posso incontrarmi con persone che vivono diversamente da noi. Stimo l'unicità con cui Dio ha creato ciascuno di noi, e vorrei che anche gli altri stimassero la varietà e dimostrassero di saper vivere nella collettività… La nostra società deve essere multiculturale, non può assomigliare alle carceri comuniste in cui tutti avevano paura».


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