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Il ’68 di Andrej Sacharov

Oltre al ’68 di Parigi, di Praga e dei dissidenti sulla piazza Rossa, c’è un altro ’68 da ricordare, non meno importante degli altri, quello del fisico Andrej Sacharov e della sua solitaria presa di posizione contro la corsa agli armamenti nucleari.

Nel luglio di 50 anni fa uscì a New York un saggio firmato dal fisico nucleare sovietico Andrej Sacharov, si intitolava, Riflessioni sul progresso, la convivenza pacifica e la libertà intellettuale. Il testo fece molto scalpore perché era assolutamente inusuale che uno scienziato del suo calibro prendesse una posizione pubblica così distante da quella del suo governo, proprio mentre la corsa agli armamenti era in crescita. (…)
Nelle sue Riflessioni Sacharov cita l’articolo del fisico americano Hans Bethe che tira le sue stesse conclusioni sullo sviluppo dei missili antibalistici. Dalle due parti della cortina di ferro, i due scienziati arrivano alle stesse conclusioni; evidentemente hanno intuito entrambi la logica inesorabile che dall’illusione della sicurezza strategica, legata alle difese antimissile, porta all’aumento della reciproca aggressività. (…)
Le sue Riflessioni vanno oltre la semplice denuncia del rischio di guerra atomica. Sacharov si interroga anche sui motivi che mettono in moto questo micidiale meccanismo, e la sua risposta esce dal campo strettamente scientifico e geopolitico, arriva al movente umano: la causa principale risiede nella soppressione della libertà intellettuale, che genera sfiducia reciproca. Se l’uomo non può esercitare appieno la propria libertà va incontro a rischi globali; anche la scienza atomica deve fare i conti con questo.
Da questa intuizione nasce la sua linea di condotta, la decisione di esercitare la libertà intellettuale, di agire sempre allo scoperto, con lealtà, cercando, per quanto è in suo potere, di intavolare un dialogo con tutti e togliere spazio al pregiudizio e al sospetto...

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