30 Gennaio 2018

Guerra della memoria in Lituania

Paolo Polesana

Un libro «denuncia» uscito in Lituania ha aperto la strada a una serrata discussione sul passato storico del paese, in vista del prossimo centenario dell’indipendenza. Senza scandalismi né sensi di colpa, i lituani si chiedono chi sono.

Quest’anno la Lituania celebra i cento anni della nascita come Stato indipendente. Ricorrenze simili sono l’occasione per fare il punto sull’identità di un popolo e, in qualche modo, fare i conti con la propria storia. La formazione di uno Stato moderno fu un obiettivo perseguito con sforzi tenacissimi fin dall’Ottocento, raggiunto alla fine della Prima guerra mondiale e finalmente ristabilito con l’indipendenza dall’Unione Sovietica nel marzo 1990.
La sovranità territoriale della repubblica lituana è riconosciuta a livello internazionale, ma la questione di una giustificazione culturale e storica della sua esistenza è ritenuta ancora di fondamentale importanza dai suoi cittadini, che si sentono spesso delegittimati politicamente e tuttora minacciati militarmente dal vicino russo. C’è un nodo della storia che è sentito dai lituani come il fulcro di questa giustificazione, ed è il movimento partigiano che si è sacrificato per la difesa dell’indipendenza lituana durante la seconda guerra mondiale. A questo sacrificio, che ha continuato a consumarsi durante l’occupazione sovietica fino agli anni ‘50, si aggiungono le massicce deportazioni subite durante l’epoca staliniana.

La somma di questi fattori si riassume in una chiara categoria identitaria: i lituani sono un popolo «martire». I lituani si sentono un popolo sopravvissuto al tentativo di eliminazione dalla storia. Una delle prime istituzioni del Sąjūdis, il movimento per il ristabilimento dell’indipendenza nato nel giugno 1988, fu la commissione di ricerca per stabilire le colpe dello stalinismo: costituito poi come ente statale nel 1993 con il nome di «Centro di ricerca per il genocidio e la resistenza», oggi non è l’unico centro statale dedicato alla memoria. Nel 1989 fu istituito anche il museo ebraico statale con sede a Vilnius, che si occupa attivamente anche di ricerche storiche ed iniziative editoriali sulla Shoah.

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Paolo Polesana

Dopo la laurea all’università statale di Milano, ha conseguito il dottorato in fisica a Como e ha lavorato nei laboratori laser dell’università di Vilnius (Lituania). Ora è sacerdote diocesano a Bergamo e insegna religione alle scuole superiori. Da diversi anni collabora con l’Associazione Russia Cristiana.

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