Portale di informazione indipendente

Sencov, l’importanza dei diritti umani

Nella Russia moderna dei Mondiali di calcio si allunga l’ombra dei «prigionieri politici». Le organizzazioni per i diritti umani stanno rinascendo, e additano lo strapotere della polizia e della magistratura. Oggi al centro c’è il «caso Sencov».
Autore:
Redazione

Il 14 giugno, giorno d’inizio dei Mondiali di calcio a Mosca, si è compiuto un mese esatto da quando, nel lager «Orso polare» nella penisola di Jamal (estremo nord russo), il regista ucraino Oleg Sencov ha cominciato uno sciopero della fame a oltranza, chiedendo la liberazione di tutti i detenuti politici ucraini nelle prigioni russe.
Sencov ha 41 anni ed è nato e cresciuto in Crimea, a Simferopol’. Nel febbraio e marzo 2014, durante la crisi di Crimea, si è schierato con l’Ucraina. Dopo l’annessione, nel maggio 2014, è stato arrestato dalla FSB (l’ex KGB, ora Servizi federali per la sicurezza della Federazione russa), e nell’agosto 2015 è stato condannato a 20 anni di reclusione in un campo a regime duro. Secondo l’accusa avrebbe diretto un gruppo terroristico e organizzato alcuni attentati.
In realtà non esisteva alcun gruppo terroristico, né Sencov ha partecipato ad alcun attentato (l’incendio appiccato di notte alla porta della sede di un partito filorusso, il progetto di far saltare in aria una statua di Lenin). Tutta l’accusa è stata basata sulle deposizioni di due presunti complici, che per aver collaborato con gli inquirenti hanno avuto pene molto ridotte. Uno di loro, Gennadij Afanas’jev, in seguito ha dichiarato pubblicamente di aver rilasciato la sua testimonianza sotto tortura. È stato torturato anche Sencov, ma non si è dichiarato colpevole.

Come è stato per tutti gli abitanti della Crimea, dopo l’annessione al regista è stata imposta la cittadinanza russa, e di conseguenza è stato processato come cittadino russo.
Sencov si trova da quattro anni in prigione, e da due e mezzo è detenuto nella regione artica; dal 14 maggio scorso sta facendo lo sciopero della fame. Secondo i suoi avvocati, che sono andati a trovarlo all’inizio di giugno, la sua salute sta precipitando, perde denti e capelli, però rifiuta l’alimentazione forzata ed è pronto a portare avanti lo sciopero fino alla morte. Le ultime notizie lo danno ricoverato in rianimazione.

Trentadue anni fa, nell’agosto 1986, nella prigione di Čistopol’, Anatolij Marčenko, dissidente russo, cominciò uno sciopero della fame a oltranza richiedendo la liberazione di tutti i detenuti politici dell’Unione Sovietica. Per attirare l’attenzione sul suo sciopero, Marčenko aveva iniziato esattamente tre mesi prima di un grosso evento internazionale: la Conferenza di Vienna tra i membri degli Accordi di Helsinki per la sicurezza e la collaborazione in Europa. Nel dicembre di quell’anno, Marčenko morì, non riuscendo a sopravvivere alle conseguenze dello sciopero della fame, e già nel gennaio del 1987 il capo della delegazione sovietica a Vienna annunciò la decisione del suo governo di scarcerare tutti i condannati con l’accusa di «propaganda e agitazione antisovietica»…

Oggi, a trentadue anni dalla morte di Marčenko, nell’epoca di Internet e dei confini aperti, nel paese che ospita i Mondiali di calcio e che si trova dunque al centro dell’attenzione del mondo, Oleg Sencov può ripetere il destino di Anatolij Marčenko.

La lista di Sencov
Attualmente 66 cittadini ucraini sono detenuti nella Federazione Russa con varie accuse; 18 di loro sono stati accusati di terrorismo, 2 di spionaggio, 3 di alto tradimento, 3 di istigazione a delinquere, 25 come membri di organizzazioni illegali.
I loro nomi sono stati raccolti in un elenco dal Gruppo Helsinki ucraino e dall’organizzazione dei giornalisti ucraini Media Initiative for Human Rights; l’elenco è stato poi pubblicato sul sito russo OVD-Info (un progetto multimediale russo per il monitoraggio dei diritti umani, nato nel 2011 in collaborazione con Memorial. I fondatori dicono di essersi ispirati alla rivista del samizdat «Cronaca degli avvenimenti correnti»).

Non tutte le persone presenti nell’elenco sono state riconosciute come prigionieri politici dalle organizzazioni russe per i diritti umani.
È in atto una campagna internazionale per la liberazione di Sencov, tra le lettere sottoscritte da celebri attori, musicisti, scrittori, c’è la lettera degli scrittori americani, e la lettera di un gruppo di registi europei tra cui Ken Loach, Béla Tarr e Wim Wenders.


key-words: Crimea, diritti umani, detenuti politici

Redazione