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Dalla guerra non si torna

Il giornalista russo Arkadij Babčenko, al centro di un recente caso di vero o falso attentato, a Kiev, è un uomo che ha fatto profonda esperienza della guerra. E che la racconta nel suo aspetto umano più terribile: l’impossibilità di liberarsene.
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È davvero singolare il caso di Arkadij Babčenko, il giornalista russo fortemente antiputiniano riparato a Kiev, di cui il 29 maggio è stato annunciato l’assassinio e che il giorno dopo è riapparso vivo in una conferenza stampa; ed è un caso che farà discutere ancora a lungo.

…L’episodio è stato l’occasione per mettere a fuoco la personalità di un uomo non banale, di un giornalista d’assalto, corrispondente di guerra da tanti fronti, oppositore duro e polemico sino alla provocazione, che ha iniziato come militarista e patriota ed è finito come nemico giurato di ogni guerra. Ed è finito così non da ieri o per via di questo strano caso.
Soprattutto il rapporto con la guerra è interessante nel suo percorso esistenziale. Anche solo a vederlo, Babčenko ha i tratti del militare di professione, sia per la corporatura che per i modi decisi

… A margine del caso mediatico di cronaca, si scopre così che la «macabra performance» del falso attentato, come ha scritto Svetlana Panič, «ci aiuta ad articolare certe cose che sarebbero rimaste ancora a lungo non chiarite, non dette, non meditate…».

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