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Vietato cercare i desaparecidos in Cecenia

I difensori dei diritti umani tornano alla ribalta. In Cecenia è pericoloso indagare sulle azioni della polizia, o mettere in luce i legami mafiosi tra politica e business. L’arresto di un militante ceceno ha dato il via a una campagna di solidarietà.

All’inizio dell’anno nella capitale della Cecenia è stato arrestato Ojub Titiev, direttore della locale sezione di Memorial, l’associazione civile per la conservazione della memoria e la difesa dei diritti umani nella Federazione russa. La repubblica caucasica della Cecenia, che è a maggioranza musulmana, pur facendo parte della Federazione gode di un’ampia autonomia, ed è da sempre un punto caldo, soprattutto dopo le due guerre del 1994 e 1999. È governata dal presidente Ramzan Kadyrov, 42 anni, salito al potere nel 2007, che per tenere sotto controllo le radicate pulsioni indipendentiste cerca di far leva sull’identità musulmana e per questo sta introducendo in Cecenia alcune leggi islamiche come quella sulla poligamia, nonostante la Russia si dichiari uno Stato laico.
Oggi nel paese, che da anni è funestato da rapimenti e attentati, è in corso una massiccia campagna di arresti contro gruppi armati «estremisti», ma tutto si svolge in evidente disprezzo dei diritti umani. Con grande probabilità il rapimento e l’uccisione dell’attivista di Memorial Natal’ja Estemirova, nel 2009, sono legati a queste circostanze, ancorché non si sia mai scoperto il mandante.

È in questo contesto che si situa l’arresto di Titiev, che sta suscitando preoccupazione in Russia e nel mondo. Il sito di Memorial sta monitorando giorno per giorno le vicende del suo attivista.

I fatti
La mattina del 9 gennaio scorso Titiev è stato fermato dalla polizia stradale. Dopo aver perquisito la sua auto gli agenti lo hanno portato alla stazione di polizia, sostenendo di avere trovato nel veicolo della marijuana. La versione del ministero degli interni ceceno differisce notevolmente da quella fornita dall’attivista stesso, il quale afferma invece che il 9 gennaio la sua auto è stata fermata da alcuni poliziotti che, senza spiegare il perché, hanno cominciato a ispezionarla. Mentre un agente sviava la sua attenzione controllando i documenti, un altro ha estratto improvvisamente una busta di plastica con della marijuana dicendo che si trovava nell’auto. Nell’ufficio di polizia Titiev ha dichiarato che l’ispezione e il fermo erano illegali, al che un agente ha risposto: «Vuoi che facciamo tutto secondo la legge? Ti accontentiamo». Lo hanno fatto risalire nella sua auto, gli hanno restituito i documenti (non tutti, come ha scoperto in seguito) e accanto a lui sul sedile anteriore si è seduto un agente. Poco dopo essere partiti, sono stati fermati da altri agenti che, durante il controllo dei documenti hanno riscontrato che mancava l’assicurazione; poi si è ripetuto il ritrovamento della droga. Poco dopo sono arrivati gli inquirenti e due uomini in borghese, presentati come testimoni ed è stato stilato il verbale dell’ispezione, che Titiev si è rifiutato di firmare. Infine lo hanno riportato alla stazione di polizia dove, in assenza di avvocato, gli hanno prelevato dei campioni biologici, ma prima di sigillare le buste con i campioni, lo hanno condotto in un altro ufficio, così che l’arrestato non potesse verificare di persona se i campioni venivano sostituiti o no.

Il primo a dare notizia del fermo è stato un conoscente che aveva un appuntamento con Ojub ma, non vedendolo arrivare, si è preoccupato ed è andato a cercarlo; lo ha visto fermo sul ciglio della strada con la polizia, ma Titiev gli ha fatto cenno di non fermarsi. Appena saputa la notizia, è arrivato da Groznyj l’avvocato di Titiev, S. Tel’chigov, ma per molte ore i poliziotti hanno negato che l’attivista si trovasse lì. Lo hanno ammesso solo nel tardo pomeriggio, dopo che Memorial aveva interpellato il presidente del Consiglio federale per i diritti umani Michail Fedotov e il delegato per i diritti umani presso il presidente Tat’jana Moskal’kova.

Il giorno dopo, la polizia ha fatto irruzione a casa di Titiev cercando il figlio e il fratello dell’attivista, e minacciando che la famiglia avrebbe passato dei guai se i due non si fossero presentati l’indomani alla polizia. Poi gli agenti hanno fatto uscire le donne e hanno sigillato l’abitazione, portando con sé la chiave. La sera del 10 gennaio, in presenza degli avvocati, è stata notificata a Titiev l’accusa di acquisto e detenzione illegale di stupefacenti in grosse quantità, reato (articolo 228, §2 del Codice penale) che prevede fino a dieci anni di detenzione.
In seguito il giudice ha disposto due mesi di carcere preventivo per Titiev. L’attivista ha indirizzato un appello a Putin e al direttore dei servizi di sicurezza Bortnikov, in cui dichiara che qualsiasi ammissione di colpa da parte sua sarebbe sicuramente estorta con la tortura o il ricatto.

La sede di Memorial a Nazran’, in Inguscezia, incendiata da sconosciuti.

Ma l’arresto del direttore di Memorial è stato accompagnato da altri gesti intimidatori, così la notte del 17 gennaio a Nazran’, in Inguscezia, due sconosciuti mascherati hanno dato alle fiamme la sede di Memorial; e il 22 gennaio a Machačkala, in Dagestan, è stata bruciata l’auto della rappresentanza di Memorial. Dopo l’incendio è arrivato un sms: «Siete Sull’orlo dell’abisso. Sparite! La prossima volta bruceremo voi e l’ufficio vostro. La macchina è un avvertimento». Non a caso era in questi due uffici che Memorial aveva chiesto di presentarsi agli eventuali testimoni del fermo di Ojub per dare il loro contributo alle indagini. Una volta bloccata l’attività della sede di Groznyj, questi due uffici, i più vicini geograficamente alla Cecenia, avrebbero potuto diventare dei potenziali punti di osservazione per monitorare la violazione dei diritti. Secondo Memorial è questo il principale movente degli attentati.

Il 19 gennaio durante la perquisizione della sede di Memorial a Groznyj, i poliziotti hanno trovato altra sospetta droga, che i collaboratori della sede affermano di non avere mai visto; del resto, le chiavi dell’ufficio sequestrate a Titiev erano a disposizione della polizia. Il 25 gennaio la Corte Suprema cecena ha respinto il ricorso in appello dei difensori di Titiev, che chiedevano di commutare le misure di custodia cautelare; contemporaneamente il suo avvocato difensore ceceno si è reso irreperibile, abbandonando urgentemente la repubblica.
Le irregolarità si sono affastellate le une sulle altre; il 26 gennaio Titiev è stato messo a confronto con un testimone che lo avrebbe visto in circostanze compromettenti, ma il «testimone» non è stato in grado di riconoscerlo fra le persone che gli sono state mostrate, fatto che il giudice istruttore ha messo a verbale. Successivamente, però, gli inquirenti hanno contestato i risultati del confronto, affermando che il testimone aveva riconosciuto Titiev e che il giudice istruttore aveva semplicemente sbagliato a stilare il verbale per incompetenza. Quando poi Titiev ha denunciato le illegalità commesse nei locali della polizia, gli inquirenti hanno comunicato al suo avvocato che non sono riusciti a ottenere le registrazioni delle videocamere di sorveglianza nei locali della stazione di polizia, perché il 9 gennaio queste non funzionavano. Il ricorso di Titiev contro i poliziotti è stato dunque respinto. Il 6 marzo la custodia cautelare di Titiev è stata prolungata di altri due mesi perché, secondo gli inquirenti, l’attivista potrebbe fuggire, inquinare le prove e intimidire i testimoni.

L’auto della sede di Memorial a Machačkala, in Dagestan, bruciata il 22 gennaio.

Prigioniero politico?
Secondo gli avvocati Novikov e Zaikin tutto fa pensare a un caso fabbricato a scopo politico e, a sostegno di questa tesi, citano una serie di fatti.
Innanzitutto la circostanza che il presidente Kadyrov è stato inserito dal governo USA nella «lista nera» e gli hanno oscurato gli account sui social perché ritenuto il mandante di svariati crimini, come l’omicidio di Sergej Magnitskij, 37 anni, avvocato della Hermitage Capital Managment, che era stato arrestato in Russia con l'accusa di frode fiscale dopo aver denunciato la corruzione all'interno di Gazprom, ed è morto in carcere nel 2009, ufficialmente per arresto cardiaco, ma si sospetta per le torture subite. Alla fine dell’anno scorso il presidente del parlamento ceceno Magomed Daudov ha dichiarato che dietro la decisione USA ci sarebbe lo zampino degli «attivisti per i diritti umani»: «Staremo a guardarli in silenzio mentre cercano di destabilizzare la situazione nel nostro paese? – ha proseguito Daudov – Penso sia ora che i nostri nemici, a cui non piace una Russia forte, vengano rispediti ai loro padroni “all’estero” o isolati dalla parte sana della società». La dichiarazione è stata pubblicata sul sito del parlamento ceceno e sui media locali.

Un altro elemento è costituito dal fatto che negli ultimi mesi Titiev aveva lavorato con altri attivisti di Memorial sul caso, denunciato dal giornale indipendente «Novaja gazeta», di 27 cittadini ceceni arrestati per estremismo e scomparsi nel nulla. Il responsabile del programma «Punti caldi» di Memorial, Oleg Orlov, ha comunicato ai giornalisti che le informazioni pubblicate da «Novaja gazeta» sono state da lui attentamente vagliate per mesi, e che aveva l’intenzione di continuare: «Penso che Ojub sia stato arrestato anche per questo».
Il 17 gennaio 2018, durante il telegiornale della tv cecena, è stato trasmesso un intervento di Kadyrov davanti ai funzionari del Ministero degli interni e della guardia nazionale, in cui il presidente ha bollato gli attivisti per i diritti umani come «nemici del popolo», dei «delatori» che discreditano i propri connazionali; ha dichiarato che in Cecenia non c’è posto per loro, e che i loro familiari sono responsabili delle loro azioni. Kadyrov ha ribadito che difendere i diritti umani in Cecenia si può solo col permesso delle autorità e con il suo personale consenso, e che gli attivisti devono riferire le informazioni a lui, invece di trasmetterle all’esterno. Pur senza fare il nome di Titiev, Kadyrov lo ha definito «un drogato al soldo» dell’ONU e del Dipartimento di Stato americano, che non a caso sono intervenuti in sua difesa. Contro Titiev si è svolta anche una campagna diffamatoria sulla tv locale, dove è stato definito «quinta colonna», i cui parenti militano nei gruppi armati illegali.

Le voci in difesa
Per i colleghi di Memorial e per quanti lo conoscevano, Titiev è un musulmano osservante e uno sportivo, che non beve, non fuma e ha sempre condannato l’uso delle droghe. Secondo i suoi avvocati, è allarmante constatare che nelle 24 ore dopo il fermo gli inquirenti si sono dati un gran daffare, a una velocità insolita per un caso di ordinaria amministrazione. Studiando i documenti processuali, la difesa ha avuto l’impressione che fossero stati preparati in precedenza. In base a questi e altri elementi, Memorial ritiene che Titiev sia un prigioniero politico a tutti gli effetti, ed esige che venga immediatamente liberato, e che chi ha «partecipato alla falsificazione degli incartamenti» venga punito.

Purtroppo casi simili non sono una novità in Cecenia, come ha ricordato il presidente del consiglio di Memorial, Aleksandr Čerkasov: «C’è stato il caso di Ruslan Kutaev, condannato dopo che aveva tenuto una tavola rotonda nell’anniversario della deportazione dei popoli del Caucaso settentrionale; e quello del corrispondente di “Nodo Caucasico” Žalaudi Geriev e di altre persone condannate ufficialmente per detenzione di stupefacenti. Si può dire che in Cecenia servirsi di quest’arma sia ormai una tradizione».
La posizione così ferma assunta dall’associazione Memorial, che è nota a livello internazionale per la propria correttezza e onestà civile, ha fatto sì che diverse personalità politiche russe, forze politiche e organizzazioni mondiali abbiano preso le difese di Titiev.

In Russia, Michail Fedotov, capo del Consiglio per i diritti umani presso il presidente, è intervenuto subito a favore dell’attivista, e già l’11 ha chiesto ufficialmente un supplemento di indagine. Tra l’altro ha sottolineato che la difesa delle libertà e dei diritti è fra le priorità di uno Stato, e che è anticostituzionale presentare i difensori dei diritti come nemici del paese; ha ricordato inoltre che Putin ha recentemente decorato al merito l’anziana dissidente Ljudmila Alekseeva, membro del suo stesso Consiglio e capo del gruppo Helsinki di Mosca.
Anche i candidati alle presidenziali nell’opposizione si sono mossi, come Ksenija Sobčak che ha invitato gli altri candidati Javlinskij, Grudinin e Titov a mettere da parte le divergenze per ottenere la liberazione dell’attivista. Il giorno stesso Naval’nyj ha accolto l’appello parlando del caso Titiev durante il suo programma settimanale su youtube.

Inoltre numerose associazioni per i diritti umani hanno chiesto la liberazione di Titiev, fra queste Amnesty International, la Fédération internationale des droits de l'Homme, l’Organizzazione internazionale contro le torture.
Infine, si è mossa anche l’Unione Europea: la direttrice dell’Ufficio per i diritti umani dell’OSCE Ingibjörg Gísladóttir si è detta preoccupata per gli attacchi contro giornalisti e attivisti civili in Cecenia. L’8 febbraio 2018 il Parlamento europeo ha approvato una mozione sul caso Titiev, in cui si elencano i frequenti casi di violazione dei diritti umani degli ultimi anni in Russia e in particolare in Cecenia, e si invita la Federazione russa, in quanto membro effettivo del Consiglio d’Europa, ad arginare il fenomeno. Il parlamento ha incaricato il vice-presidente della Commissione Europea, quando riprenderanno le consultazioni sui diritti umani fra UE e Russia, di richiedere formalmente ai rappresentanti russi chiarimenti su ogni singolo caso.

Il 21 febbraio si sono associati alle proteste i leader dei principali partiti del Bundestag.
Tutto questo ampio movimento dovrebbe, nelle intenzioni degli attivisti russi, ottenere la revisione del caso; per questo Memorial ha lanciato una campagna di solidarietà con Titiev tramite l’invio di messaggi di incoraggiamento, e una petizione a Putin per la sua liberazione.


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Kondratova



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