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La Polonia e l’antisemitismo. Perché tornarci sopra?

Una nuova legge punisce chi accusa la Polonia di nazismo. Aprendo così una controversia con altri paesi. Ma basta la minaccia di reato per salvaguardare la verità storica? Il cortocircuito di un’identità nazionale alla prova del tempo.

«Per gli ebrei, la miglior strategia per sopravvivere era il campo di concentramento, non quella di nascondersi e contare solo sull'aiuto dei polacchi». Per molti quest'affermazione del professor Andrzej Żbikowski, storico e collaboratore dell'Istituto storico ebraico di Varsavia, è stata un pugno nello stomaco, ed è andata a riattizzare la quérelle sull'attribuzione delle responsabilità per l'Olocausto, che in queste settimane ha generato notevole tensione fra due paesi amici come Polonia ed Israele, eredi di una comune tragedia.
Tutto è iniziato quando il 26 gennaio scorso il parlamento polacco ha approvato il progetto, elaborato dal 2016, che introduceva alcuni emendamenti alla legge che regola l'attività dell'Istituto della Memoria Nazionale.

…L'emendamento riguarda la tutela del buon nome della nazione polacca, e all'Art. 55a prevede un'ammenda pecuniaria o la privazione della libertà per un periodo non superiore a tre anni, «per chiunque attribuisca – pubblicamente e contrariamente ai fatti – alla nazione o allo Stato polacchi la responsabilità o la corresponsabilità per i crimini commessi dalla Germania nazista [in territorio polacco] (…), nonché per qualsiasi altro reato che costituisce crimine di guerra o delitto contro la pace e l'umanità, o per chi riduca in modo palese la responsabilità dei veri colpevoli». Anche nel caso in cui il reato venga compiuto in modo non intenzionale si prevede un'ammenda o il carcere, mentre le disposizioni non si applicano sui prodotti dell'attività artistica o scientifica.

…C'è da chiedersi però se sia opportuno prevedere la reclusione per espressioni «contrarie ai fatti», e se inoltre non sia troppo indeterminata la formulazione «qualsiasi altro reato che costituisce crimine di guerra o delitto contro la pace e l’umanità», così da lasciare pericolosamente spazio a interpretazioni soggettive o ideologiche riguardo ai possibili «delitti» da punire.
…Michał Szułdrzyński, vicedirettore del quotidiano Rzeczpospolita, vi scorge una specie di complesso di inferiorità storica: Chi soffre del complesso di inferiorità preferisce «strombazzare continuamente a destra e a manca la propria grandezza, attendendo con ansia il rispetto che gli altri dovrebbero mostrare perché non crede veramente nel proprio valore. E quanto più dubitiamo di noi stessi, tanto più strepitiamo perché gli altri riconoscano la nostra grandezza e magnificenza».

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