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La fatica della memoria e il grande centenario

Ogni paese ha qualche zona d’ombra nel proprio passato, con cui evita di fare i conti. Ma il giudizio sul passato è la chiave di volta del futuro. Nikolaj Epple traccia il parallelo tra le «politiche della memoria» di vari paesi occidentali.

…Per giudicare il passato e formulare una valutazione, anche giuridica, di ciò che è stato è necessario il consenso pubblico; non si può deciderlo semplicemente dall’alto. La società deve constatare che il nuovo regime è migliore non solo perché non ci sono più gli omicidi di massa, (…) ma la gente deve percepire anche che il nuovo regime porta con sé il benessere. In Russia, il fatto che le riforme degli anni ‘90 siano state inefficaci e abbiano prodotto uno shock nella società, che un’enorme quantità di cittadini abbia associato il nuovo ordine a nuovi problemi, ha ostacolato tale consenso. Il regime di Putin costruisce in gran parte la sua mitologia sulla contrapposizione con i «tremendi anni ‘90». E questo funziona, perché per molta gente quegli anni sono stati veramente difficili. Il fatto che ci siano stati dei problemi, che la popolazione abbia cominciato a percepire una certa stabilità solo con l’inizio dell’epoca putiniana, e che tale epoca sia caratterizzata da una parziale restaurazione del mondo sovietico, ha impedito nella società l’emergere di un’opinione condivisa sul fatto che la dittatura sovietica fosse un male.
(…)
Il linguaggio e il mito inerenti a Lenin costituiscono un problema molto complesso, perché Lenin era un probabile agente al soldo della Germania, rappresenta il putsch, la sconfitta nella Prima guerra mondiale, la guerra civile, lo sfacelo, il caos. Perciò lo Stato non vuol dare una connotazione chiara e precisa all’anno 1917. Anzi, a riguardo si sentono discorsi molto strani e vaghi .(…) È un messaggio molto vago, con cui ci dicono grossomodo che siamo eredi di Russie diverse, di quella rossa e di quella bianca. È un approccio che permette di non trarre conclusioni, di non dare un giudizio su chi è colpevole e chi non lo è.


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