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Ricostruire i ponti in Ucraina

La carità del papa non si esprime solo a parole, ma anche con gesti concreti di aiuto. Così è per l’Ucraina. Sono gocce nel mare, ma sono piccoli passi che fanno ritornare la pace. La testimonianza del nunzio Gugerotti, ambasciatore del papa nel Donbass.

Il nunzio apostolico in Ucraina dal novembre 2015 è monsignor Claudio Gugerotti, arrivato mentre già si combatteva la guerra nel Donbass. Il nunzio conosce bene i paesi post-sovietici, dove svolge da molti anni il suo ministero. Come ambasciatore di papa Francesco è stato più volte nella «zona grigia» lungo la linea del fronte, intrattenendosi con la gente da entrambi i lati della barricata: non solo per trasmettere loro l’incoraggiamento del papa, ma anche per favorire la distribuzione trasparente degli aiuti umanitari raccolti dall’iniziativa senza precedenti «Il papa per l’Ucraina» .
Ricordiamo che attualmente nella «zona grigia» del Donbass si sta realizzando il piano di aiuti umanitari promosso da papa Francesco l’anno scorso. Rispondendo al suo appello, il 24 aprile 2016 in tutte le chiese cattoliche d’Europa si è svolta una raccolta di fondi a favore delle vittime della guerra nel Donbass, a prescindere da appartenenza etnica, religiosa e politica. In seguito il pontefice ha donato per questo scopo 5 milioni di euro del suo fondo personale. In tutto, la somma ha raggiunto i 10 milioni di euro. Per la distribuzione è stato creato un Comitato tecnico. Dal dicembre 2016 gli aiuti hanno cominciato ad essere distribuiti.
La vicinanza del pontefice a queste regioni martoriate è fatta di gesti concreti ma anche di messaggi non di circostanza, che esprimono un affetto sincero e una preferenza particolare. Il 25 dicembre nella cattedrale cattolica di rito latino di Sant’Alessandro a Kiev, il nunzio ha trasmesso a tutti i fedeli ucraini gli auguri del papa: «Cari fratelli e sorelle, in questo periodo così duro per il popolo dell’Ucraina, il papa vi augura una sola cosa: tenete alta la vostra dignità, fate sentire la vostra voce. E continuate a trasformare questa terra meravigliosa, dono di Dio, in un dono per tutti. Non solo per alcuni, ma per ognuno di voi». Poi monsignor Gugerotti ha aggiunto che «il secondo dovere di un cristiano è prendersi cura di questa terra, renderla migliore. “Ricamatela” bene come hanno saputo fare le vostre nonne, e rendete questa terra sempre più bella. Rendete più belli anche voi stessi. Che questa terra lavori e porti molti frutti, nonostante oggi sia devastata … il mio augurio e quello di papa Francesco è che usciate da questa chiesa ispirati da un immenso desiderio: cambiate questo mondo, rendetelo puro, rendetelo migliore. E non aspettate che qualcun altro lo faccia al posto vostro. Questo è il vostro compito: rendere questo paese una gioia per il mondo».
L’8-9 aprile durante un conferenza-stampa a Vinnica , il nunzio ha riflettuto sui motivi di divisione nel paese, che portano a «distruggere i ponti» materiali e interpersonali, ha parlato delle peculiarità della diplomazia vaticana, del silenzio apparente e delle «parole» reali di papa Francesco. Ne riportiamo ampi stralci.



il nunzio ad Avdiivka.



Il silenzio diplomatico: perché non è facile essere nunzio

Questo è stato un anno molto difficile. Sapete qual è la cosa più difficile nel lavoro di un nunzio? Non offendere nessuno. Perché molto spesso, qualsiasi cosa si dica, c’è sempre qualcuno a cui non piace. E poi, naturalmente, il silenzio. Il silenzio non va bene a nessuno, perché tutti cercano in qualche modo di interpretarlo.
La cosa più difficile – lo dico a voi della stampa – è riuscire a farsi interpreti di ciò che la gente sente e non di ciò che qualcuno vorrebbe che la gente sentisse. Questo è il problema più delicato, perché nei momenti in cui un paese ha maggiori problemi, la concordia è l’elemento fondamentale.

La guerra che divide è un regalo ai nemici su un piatto d’argento
La vittoria di coloro che non amano l’Ucraina sta nella sua divisione. Per raggiungere il proprio obiettivo costoro dispiegano ingenti mezzi. Il più importante di questi mezzi non sono affatto gli armamenti, ma è la propaganda. Essa cerca di mettere in primo piano i sentimenti più nascosti e più primitivi dell’uomo. Questa per me è la difficoltà maggiore, che non avevo mai incontrato prima nonostante abbia vissuto situazioni difficili come la guerra tra Russia e Georgia nel 2008. Ciononostante, sono costretto a riconoscere che in quell’occasione l’opinione pubblica era unita. Qui, invece, è molto più difficile, perché questa è una guerra di divisione.
Nell’Ucraina orientale ho visitato sia i territori controllati dalle forze governative, sia quelli fuori dal loro controllo, ma è sempre Ucraina, non dobbiamo dimenticarlo.
La cosa più difficile è capire perché persone che si sentono vicine, che si sentono amici, fratelli, vengano considerate nemici. Sì, c’è gente che non ama questo paese. Tuttavia, la maggior parte della popolazione non ha niente contro il proprio paese. Hanno idee diverse, ma ciò non significa che non lo accettino.
La cosa fondamentale è che questo senso di divisione non venga coltivato artificiosamente e non si trasformi in un’idea fissa, sia dall’una che dall’altra parte del fronte. Perché questa sarebbe la più grande vittoria dei nemici, il miglior regalo offerto loro su un piatto d’argento…
L’iniziativa del papa ha proprio l’obiettivo di mostrare che l’uomo resta sempre lo stesso a prescindere dalla parte in cui si trova. Certo, ciò non significa che non vi siano colpevoli e innocenti. Il senso della giustizia è un sentimento molto importante, di cui bisogna prendere coscienza e che va valutato criticamente. Ma non tutti sono colpevoli di tutto. In particolare, le persone non sono colpevoli di essere nate in un luogo piuttosto che in un altro. Non si può incolpare nessuno di essere nato. La colpa presuppone una scelta, ma non si sceglie dove nascere.

I ponti distrutti e l’incomunicabilità
Le impressioni del mio soggiorno nel Donbass sono molto dolorose. La gente soffre, molti cercano rifugio in qualcosa di nuovo. Il simbolo che più mi ha colpito, è che tutti i ponti sono stati distrutti. E quando i ponti sono distrutti non si comunica più. Questa cosa colpisce anche fisicamente, suscita una grande tristezza. Ad esempio, per arrivare a Lugansk si è costretti a passare per Doneck e a fare tanta strada, perché tutti i ponti sono distrutti. Un’alternativa c’è: passare dalla Russia. Ma questo implica un’infinità di altre questioni.
La gente ha i nervi a fior di pelle, soprattutto i bambini. Da entrambe le parti. Stanno reggendo una situazione insostenibile. Non so come diventeranno quando saranno cresciuti. Mi preoccupa il loro dolore, ma anche il loro futuro. Non so per quanto tempo continuerà tutto questo. Ma senz’altro non dipende dalle persone che io ho incontrato.

Francesco e l’Ucraina: le parole del papa sono le sue opere
Il fatto che ora il papa parli meno dell’Ucraina, è anche questa una scelta che gli è stata proposta dai suoi consiglieri. Onestamente la penso anch’io così. Le parole del papa sono la sua azione a favore dell’Ucraina. Le parole del papa sono l’aiuto che ha dato ad Avdeevka[1] subito dopo i bombardamenti, compresi i 200.000 euro destinati ai bambini.
Per il resto, si tratta di questioni molto delicate per via dei problemi di cui ho parlato all’inizio. Sinceramente non penso che oggi non sia più tempo di parole. Vi assicuro che nelle strutture internazionali la diplomazia vaticana è molto attiva riguardo all’Ucraina, a partire dai princìpi a voi ben noti del rispetto dell’integrità territoriale e dell’inviolabilità dei confini. Queste tesi vengono regolarmente riprese.
Tuttavia la diplomazia vaticana è particolare. Non è necessario continuare a ripetere sempre la stessa cosa. Si possono invece favorire piccoli gesti di riconciliazione, piccole azioni umanitarie, piccoli contatti, ed è questo che ultimamente crea la grande pace. La nostra è la diplomazia dei piccoli passi. Nonostante che la Santa Sede abbia ideali altissimi, con un orizzonte che supera questo mondo, e guarda all’eternità. E con l’eternità non si scherza.

La Resurrezione e il «profumo di eternità» di ogni gesto
La Pasqua in questa parte del mondo è un’immensa festa della natura. La vostra è una terra meravigliosa, in cui c’è tutto: dalla bellezza del mare alla maestosità delle montagne, una natura incredibilmente varia e rigogliosa. Ora sta cominciando a sbocciare, e ciò accade nonostante la guerra. Per noi cristiani questi fiori sono il simbolo della Resurrezione di Gesù. Non vi è morte che non conosca la resurrezione. Qui sta la nostra responsabilità: se tutto si decidesse solo nei nostri settant’anni di vita, sarebbe facile vivere. Ma la coscienza che ogni nostro gesto ha il profumo dell’Eternità, ci affida una responsabilità enorme.
Il mio augurio di Pasqua all’Ucraina è che goda dei fiori che sta generando. E che si renda sempre più conto della propria responsabilità, perché l’autunno non giunga troppo in fretta.



NOTE
[1] Città sulla linea del fronte più volte contesa fra ucraini e separatisti. Dal 29 gennaio al 4 febbraio 2017 è stata al centro di una battaglia che l’ha lasciata per parecchi giorni senza elettricità e riscaldamento. Nell’ambito del programma di papa Francesco, a circa 3000 bambini e a 300-500 adulti di Avdevka sono stati assegnati aiuti per 200.000 euro. ndt

Tra Lugansk e Doneck, come vivono i cattolici (video www.gaudete.ru)




key-words: Donbass, guerra, aiuti umanitari, Vaticano

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