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La memoria. Perché?

Il primo fascicolo del 2018 è interamente dedicato al problema della memoria storica oggi, all’Est e all’Ovest.

Perché parlare ancora della memoria? A cosa serve? E poi, di quale memoria vogliamo parlare? Perché in effetti, oggi, non si sa più neppure che cosa sia la memoria; e quando se ne parla, riferendosi in particolare alla memoria del XX secolo e dei sistemi totalitari, si riduce subito il concetto e, ad esempio, la necessità di un giudizio si confonde immediatamente con qualcosa che oggi gode di maggior fortuna: un banale giustizialismo, se non una sbrigativa e rozza giustizia sommaria, che non solo non ha bisogno di attendere prove, ma neppure ha bisogno di un normale iter giudiziario.
Una delle rappresentanti di Memorial ricorda che il lavoro della memoria non consiste in gesti formali, nella costruzione di monumenti e neppure nella formulazione di discorsi astratti di giudizio e di condanna (pur necessari) ma, innanzitutto nella riscoperta di «qualcosa di più per cui spendere la vita». E questo qualcosa di più è la persona affermata nella sua irriducibilità, nella sua preminenza rispetto a qualsiasi istituzione o principio astratto.

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