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Storia religiosa dell’Ungheria

L'Ungheria, posta nel cuore del continente europeo, dopo 
quarant'anni di esperienza totalitaria ritorna in Europa e la sua 
Chiesa, un tempo «del silenzio», riprende a far sentire la 
propria voce. L'antica tradizione cristiana dell'Ungheria ha 
segnato profondamente una cultura caratterizzata da valori 
nazionali e prima di tutto europei.
Dopo un millennio di migrazioni e di vita nomade, il popolo 
ungherese seppe inserirsi nel concerto delle genti cristiane tra le quali portò una nuova voce e una diversa modalità di pensare 
e di agire. La scelta definitiva e consapevole a favore della 
Chiesa romana e dell'Europa fu realizzata compiutamente da 
santo Stefano, primo re della nazione. La nuova vita culturale ebbe i suoi inizi grazie all'opera dei 
primi monasteri e dei primi monaci giunti da Occidente. 
Esempio paradigmatico di questa tradizione è l'abazia 
cistercense di Zirc. Ma l'esperienza religiosa, oltre ad essere 
parte costitutiva della storia della cultura ungherese, è stata 
anche fonte per lo sviluppo della poesia popolare di contenuto 
religioso. La storia stessa della civiltà ungherese è perciò 
profondamente legata in tutto alla storia della Chiesa, alla quale ha saputo dare eminenti figure di teologi, come il cardinal Pázmany.
Nel corso della storia, l'invasione dei mongoli prima e la 
dominazione turca dopo, la mancata indipendenza nazionale 
sotto gli Absburgo e infine gli ultimi decenni di occupazione 
sovietica e di cultura antireligiosa, hanno però impedito al 
popolo ungherese di tenere il passo con i popoli vicini 
dell'Europa occidentale. In tale contesto si inquadra anche il 
capitolo della storia moderna della Chiesa ungherese 
dedicato ai suoi martiri: accanto a moltissimi nomi di laici e religiosi, vi sono anche quelli dei capi della Chiesa, come il cardinal Mindszenty.
In forza delle comuni radici cristiane il popolo ungherese si è 
dunque sentito sempre europeo e ha mantenuto questo 
carattere anche nella sua identità secolarizzata.


AA.VV.,
Storia religiosa dell’Ungheria
pp. 384, ed. 1992